Riforma della giustizia tributaria parte II – La definizione delle liti pendenti in Cassazione

La Legge n. 130/2022 – di riforma della giustizia tributaria e del relativo processo – persegue l’obiettivo di deflazionare il contenzioso tributario e, al contempo, di decongestionare la Corte di Cassazione. Nell’immediato, il Legislatore ha riproposto un meccanismo di definizione delle liti pendenti presso la Suprema Corte.
Con il Provvedimento dell’Agenzia delle Entrate 16 settembre 2022 n. 356446 sono state definite le “modalità di attuazione dell’articolo 5 della Legge 31 agosto 2022, n. 130, concernenti la definizione agevolata dei giudizi tributari pendenti innanzi alla Corte di cassazione” ed è stato approvato il modello di domanda di definizione agevolata, unitamente alle relative istruzioni.
Con la conversione del Decreto Aiuti-bis, invece, è stato definitivamente chiarito che la data a cui occorre fare riferimento per capire se si tratta di una lite “pendente” è il 16 settembre 2022.

di Pierluigi Antonini – Avvocato, Dottore di ricerca in diritto tributario

Nel primo intervento a commento della Legge n. 130/2022 avevano evidenziato come uno dei principali problemi dell’attuale sistema del contenzioso tributario fosse quello del decongestionamento della giustizia tributaria e, in particolare, di quella che oggi invade letteralmente la Corte di Cassazione.

Per realizzare questo obiettivo, il legislatore sembra avere agito in due maniere che potremmo definire ex ante e ex post.

Ex ante, infatti, la professionalizzazione dei magistrati dovrebbe comportare sentenze migliori e, quindi, meno impugnabili, con conseguente sollievo (futuro) per la Cassazione (che, peraltro, avrà una apposita sezione civile incaricata esclusivamente della trattazione delle controversie in materia tributaria, su cui si veda l’articolo 3 della Legge in esame).

Ex post, invece, il legislatore si è correttamente preoccupato di fare qualcosa “in questo momento”, immediatamente, per scaricare da subito un po’ le aule della giustizia di legittimità.

In questa direzione si colloca l’intervento che si intende brevemente esaminare in questa sede, vale a dire quello, previsto dall’articolo 5, in tema di definizione agevolata dei giudizi tributari pendenti innanzi alla Corte di cassazione.

A ben guardare, la disposizione che stiamo per esaminare non ha molto a che vedere con un concetto di “riforma” in senso stretto, se non nell’accezione – sopra descritta – di sgombrare e ripulire il terreno su cui dovrà essere edificata la vera riforma.

Difatti, la “rottamazione” delle liti in Cassazione non può assurgere a norma “riformatrice” dal momento che non incide su aspetti sistematici, destinati a perdurare nel tempo, trovando invece uno spazio di applicazione molto limitato nel tempo e rispondendo ad esigenze contingenti (ivi comprese, probabilmente, quelle “di cassa”). Resta comunque ferma l’importanza di una tale disposizione che, se funzionerà, potrà effettivamente assolvere il compito cui è chiamata.

La definizione delle liti

Il comma 1 dell’articolo in commento contiene dunque la disciplina della definizione delle controversie tributarie. Diciamo subito che tale istituto può assumere una duplice declinazione, a seconda delle volte in cui vi è stata soccombenza dell’Agenzia delle Entrate nelle corti di merito e a seconda dal valore.

La prima versione della rottamazione è riservata alle controversie che presentino tutti i seguenti requisiti:

  • non siano escluse dall’applicazione dell’articolo in esame ai sensi del comma 6 dell’articolo medesimo;
  • siano pendenti – alla data del 16 settembre 20221 – innanzi alla Corte di Cassazione, ai sensi dall’art. 62 del D.Lgs. 31 dicembre 1992, n. 546;
  • in esse, l’Agenzia delle Entrate risulti integralmente soccombente in tutti i precedenti gradi di giudizio;
  • il loro valore, determinato ai sensi dell’articolo 16, comma 3, della Legge 27 dicembre 2002, n. 289, sia non superiore a 100.000 euro.

Le suddette controversie sono definite a domanda dei soggetti che hanno proposto l’atto introduttivo del giudizio, previo il pagamento di un importo pari al5 per cento del valore della controversia determinato ai sensi dell’articolo 16, comma 3, della Legge 27 dicembre 2002, n. 289.

Il comma 2, invece, regola quella che potremmo chiamare la seconda versione della rottamazione.

In questo caso, a differenza del primo, le controversie tributarie si differenziano in relazione ai due seguenti aspetti:

  • in esse l’Agenzia delle Entrate risulta soccombente in tutto o in parte in uno dei gradi di merito;
  • il loro valore, determinato ai sensi dell’articolo 16, comma 3, della Legge 27 dicembre 2002, n. 289, non è superiore a 50.000 euro.

Anche tali controversie sono definite a domanda dei soggetti che hanno proposto l’atto introduttivo del giudizio, previo il pagamento di un importo pari al 20 per cento del valore della controversia determinato ai sensi dell’articolo 16, comma 3, della Legge 27 dicembre 2002, n. 289.

Un punto che, fino alla conversione del Decreto Aiuti-bis, non era chiaro, atteneva alla definizione di controversie tributarie “pendenti” che il comma 4 definiva come quelle per le quali il ricorso per Cassazione sia stato notificato alla controparte entro la data di entrata in vigore delle disposizioni dell’articolo in esame (i.e. 16 settembre 2022), purché, alla data della presentazione della domanda di definizione, non sia intervenuta una sentenza definitiva. Risultava qui evidente come la data di riferimento per l’individuazione della controversia “pendente” non collimi con quella, vista sopra, del 15 luglio 2022.

Per effetto di una modifica apportata in sede di conversione del Decreto Aiuti bis, dalla disciplina della definizione agevolata dei giudizi tributari pendenti innanzi alla Corte di Cassazione è stato eliminato il requisito della pendenza delle liti fiscali alla data del 15 luglio 2022. Viene così risolto il predetto dubbio e la data a cui occorre fare riferimento è quella del 16 settembre 2022.

Il comma 5 dispone che l’adesione alla definizione agevolata delle controversie tributarie di cui ai commi 1 e 2 comporta la contestuale rinuncia a ogni eventuale pretesa di equa riparazione ai sensi della Legge 24 marzo 2001, n. 89. In ogni caso le spese del giudizio estinto restano a carico della parte che le ha anticipate.

Il successivo comma 6 – già accennato sopra e richiamato nelle note – individua le controversie escluse dall’applicazione dell’articolo in esame nelle controversie concernenti anche solo in parte:

a. le risorse proprie tradizionali previste dall’articolo 2, paragrafo 1, lettera a), delle Decisioni 2007/436/CE, Euratom del Consiglio, del 7 giugno 2007, e 2014/335/UE, Euratom del Consiglio, del 26 maggio 2014, e l’imposta sul valore aggiunto riscossa all’importazione;

b. le somme dovute a titolo di recupero di aiuti di Stato, ai sensi dell’articolo 16 del Regolamento (UE) 2015/1589 del Consiglio, del 13 luglio 2015.

La definizione si perfeziona con la presentazione della domanda di definizione di cui al comma 8 e con il pagamento degli importi dovuti ai sensi dell’articolo in esame entro 120 giorni dalla data di entrata in vigore del provvedimento in esame. Qualora non ci siano importi da versare, la definizione si perfeziona con la sola presentazione della domanda.

Il comma 8 dispone che, entro il termine di cui al comma 7 (vale a dire entro 120 giorni dalla data di entrata in vigore del provvedimento in esame) per ciascuna controversia autonoma – vale a dire controversia relativa a ciascun atto impugnato – sia presentata una distinta domanda di definizione esente dall’imposta di bollo e sia effettuato un distinto versamento.

Ai fini della definizione delle controversie, occorre tenere conto di eventuali versamenti già effettuati a qualsiasi titolo in pendenza di giudizio, fermo restando il rispetto delle percentuali sopra riportate (5 o 20 per cento del valore della causa a seconda dei casi). Tuttavia, la definizione non dà comunque luogo alla restituzione delle somme già versate ancorché eccedenti rispetto a quanto dovuto per la definizione.

Il comma 10 dispone poi che le controversie definibili non sono sospese, salvo che il contribuente faccia apposita richiesta al giudice, dichiarando di volersi avvalere delle disposizioni dell’articolo in esame. In tal caso il processo è sospeso fino alla scadenza del termine di cui al comma 7 (vale a dire entro 120 giorni dalla data di entrata in vigore del provvedimento in esame).

L’eventuale diniego della definizione deve essere notificato entro 30 giorni con le modalità previste per la notificazione degli atti processuali ed è impugnabile entro 60 giorni dinanzi alla Corte di Cassazione.

In mancanza di istanza di trattazione presentata dalla parte interessata, entro due mesi decorrenti dalla scadenza del termine di 120 giorni poco sopra citato, il processo è dichiarato estinto, con decreto del Presidente.

Importante la previsione del comma 13 in base alla quale la definizione perfezionata dal coobbligato giovi in favore degli altri, inclusi quelli per i quali la controversia non sia più pendente, fatte salve le disposizioni relative alla definizione delle controversie autonome.

Le modalità di attuazione di questo istituto sono affidate ad uno o più provvedimenti del direttore dell’Agenzia delle Entrate su cui si veda il paragrafo seguente.

Importante, infine, la previsione destinata a scatenare il dibattito quantomeno nel comparto dei tributi locali.

Il comma 15, infatti, dispone che ciascun ente territoriale possa stabilire, con le forme previste dalla legislazione vigente per l’adozione dei propri atti, l’applicazione delle disposizioni di cui all’articolo in esame alle controversie attribuite alla giurisdizione tributaria in cui è parte il medesimo ente o un suo ente strumentale.

Starà quindi agli enti territoriali e in particolare ai Comuni decidere, autonomamente, se consentire ai contribuenti che hanno ricorsi pendenti in Cassazione di usufruire di questa opportunità che, per come è formulata, sembra essere vantaggiosa soprattutto per gli enti impositori (dato che, soprattutto nella prima versione, presuppone che l’ente impositore abbia già perso i due gradi di merito).

Il provvedimento attuativo

Con il Provvedimento dell’Agenzia delle Entrate 16 settembre 2022 n. 356446 sono state definite le “modalità di attuazione dell’articolo 5 della Legge 31 agosto 2022, n. 130, concernenti la definizione agevolata dei giudizi tributari pendenti innanzi alla Corte di cassazione” ed è stato approvato il modello di domanda di definizione agevolata, unitamente alle relative istruzioni.

A partire dal 16 settembre 2022 (data di entrata in vigore della legge) e fino al 16 gennaio 2023 (considerato che il centoventesimo giorno cade di sabato 14 gennaio), per ciascuna controversia tributaria autonoma, ossia relativa al singolo atto impugnato, va presentata all’Agenzia delle Entrate una distinta domanda di definizione, esente dall’imposta di bollo, utilizzando esclusivamente il modello ad hoc con allegata la copia di un documento di identità del firmatario dell’istanza e la quietanza del versamento effettuato mediante Modello F24.
La presentazione è effettuata tramite invio all’indirizzo di posta elettronica certificata (PEC) dell’Ufficio che è parte nel giudizio di merito. Il suddetto provvedimento ribadisce che il pagamento delle somme dovute deve essere effettuato mediante Modello F24 e non è ammessa la rateazione. Il versamento degli importi dovuti è effettuato, in ogni caso, senza avvalersi della compensazione di cui all’articolo 17 del D.Lgs. 9 luglio 1997, n. 241.
È ammesso lo scomputo delle somme già versate in pendenza di giudizio ma non si dà luogo alla restituzione di quelle eccedenti rispetto a quanto dovuto per la definizione. La definizione si perfeziona – salvo eventuale diniego – con la presentazione della domanda e con il pagamento degli importi dovuti. Qualora non ci siano importi da versare, la definizione si perfeziona con la sola presentazione della domanda.
1 Per effetto di una modifica apportata in sede di conversione del Decreto Aiuti bis, dalla disciplina della definizione agevolata dei giudizi tributari pendenti innanzi alla Corte di Cassazione sparisce il requisito della pendenza delle liti fiscali alla data del 15 luglio 2022. Viene così risolto un dubbio sorto in relazione all’ambito applicativo della definizione agevolata, in particolare con riguardo alla data di riferimento per individuare la pendenza del giudizio innanzi alla Cassazione: era infatti controverso se oggetto di definizione fossero le liti pendenti in Cassazione alla data del 15 luglio 2022, oppure quelle notificate alla controparte entro il 16 settembre 2022, data di entrata in vigore della riforma della giustizia tributaria. Il Decreto Aiuti bis ha eliminato questa incertezza.

Fonte Seac Spa