Il merito creditizio (rating) e l’analisi di bilancio

Per merito creditizio si intende l’affidabilità di un determinato soggetto da un punto di vista economico e finanziario nei confronti del sistema bancario. Alla base del merito creditizio c’è una valutazione con due parti in gioco: il valutatore (la banca) e il valutato (l’impresa). La creazione di modelli statistico matematici hanno contribuito a rendere questa valutazione il più oggettiva possibile.
Tra i diversi criteri di valutazione vi sono degli indicatori che derivano dall’analisi di bilancio che riguardano però solamente una parte dell’analisi tradizionale in quanto si concentrano solamente sul rischio finanziario tralasciando altri aspetti che normalmente vengono presi in considerazione dagli analisti di bilancio.

di Toccoli Giuseppe

Premessa

Con gli accordi di Basilea, che si sono succeduti negli anni, sono state definite le regole che nel tempo hanno avuto come obiettivo il rafforzamento della solidità del sistema bancario internazionale. Gli accordi di Basilea sono articolati e complessi e comprensibili quasi esclusivamente dagli addetti ai lavori. Tali accordi si rivolgono prima di tutto agli istituti di credito e solo come conseguenza indiretta provocano effetti per le aziende clienti delle banche.  L’insieme delle regole che si sono succedute nel tempo hanno mirato a consolidare il patrimonio delle banche sia per limitare l’effetto leva (rapporto attivo/patrimonio) sia per assorbire i diversi gradi di rischiosità dell’attivo.

Le diverse proposte formulate negli anni dal comitato di Basilea sono state associate in modo stretto con il rating fino a diventarne quasi un sinonimo anche se, in realtà, costituiscono solo un aspetto dei cambiamenti derivanti dall’applicazione dei protocolli di Basilea.

In questa informativa ci concentreremo solo sul rating (che si potrebbe tradurre con i termini di classificazione o stima) che in estrema sintesi può essere definito come un giudizio di sintesi sul profilo di rischio di una posizione debitoria.

Il parametro con cui si misura il rating è la cosiddetta “probabilità di default della controparte” (PD: probability of default) che misura la probabilità di insolvenza della controparte nel suo complesso indipendentemente dall’andamento delle singole esposizioni.

I rating vengono costruiti sulla base di metodologie statistico matematiche che tengono conto di diverse variabili. Ogni gruppo bancario ha sviluppato una propria metodologia di determinazione del rating e conserva gelosamente i criteri con cui è costruita ritenendola un asset immateriale strategico.

I diversi gruppi bancari attribuiscono quindi ponderazioni diverse alle variabili con la conseguenza che i risultati ottenuti possono differenziarsi tra di loro. Conseguentemente, la stessa azienda potrebbe ottenere giudizi diversi a seconda degli istituti di credito interpellati anche se in verità questa diversità, a parte casi marginali, risulta comunque minima.

Le variabili che vengono prese in considerazione dovrebbero essere equilibrate e mediare tra le variabili statistiche e le informazioni qualitative che la banca ha acquisito nell’esperienza diretta con il cliente.

I sistemi di rating dovrebbero quindi mantenere un’anima”, cioè dovrebbero consentire di attribuire un peso anche alle variabili qualitative e non solo a quelle quantitative (indici economici e finanziari).

A tale proposito si ritiene illuminante un’affermazione di qualche tempo fa fatta da Mario Draghi, l’attuale presidente del consiglio ed ex presidente della Banca Centrale Europea:

È importante che le banche, nel decidere sul credito da erogare, usino tutta l’informazione loro disponibile, integrando i risultati dei metodi statistici di scoring – che perdono parte della loro capacità  predittiva in momenti  eccezionali – con la conoscenza diretta del cliente, delle sue effettive potenzialità di crescita e di redditività nel lungo periodo. Il radicamento territoriale del sistema bancario è prezioso: va utilizzato, dove è stato perso, va ricostruito. Occorre valorizzare quanto più possibile le conoscenze sul campo, evitando un eccesso di automatismi”

Purtroppo, questa affermazione, che personalmente ritengo di una saggezza e di una visione unica, non ha trovato seguito da parte dei burocrati che formano gli enti regolatori e di controllo del sistema bancario. Gli istituti di credito, infatti, si trovano in questo periodo di difficile congiuntura economica e di estrema fragilità delle imprese a dover rispettare dei vincoli negli affidamenti che sono estremamente penalizzanti per le imprese. La naturale conseguenza di questo profluvio di regole sarà la contrazione nell’erogazione del credito che frenerà ogni segnale di ripresa economica.

La costruzione del rating

I sistemi di rating adottati dalle banche vengono costruiti assemblando logicamente gli esiti provenienti da diverse aree di indagine. In ogni area di indagine vengono analizzate molte variabili a cui vengono attribuite diverse ponderazioni a seconda dell’importanza che viene loro attribuita.

Le variabili che vengono prese in considerazione hanno diversa natura e solo una parte di queste viene espressa con parametri di tipo finanziario.

Le aree sulle quali viene sviluppato il rating, con riferimento alle realtà imprenditoriali, sono essenzialmente le seguenti:

  1. caratteristiche del soggetto affidato;
  2. settore in cui opera l’azienda;
  3. rapporto banca/soggetto affidato;
  4. rapporto sistema bancario/soggetto affidato.

All’analisi di queste aree, si aggiunge la valutazione delle garanzie, cui si fa eventualmente ricorso come elemento accessorio per mitigare la rischiosità.

Le caratteristiche del soggetto affidato si riferiscono in primo luogo ai dati fondamentali che vengono prevalentemente estratti da visura camerale aggiornata.

Successivamente, l’ulteriore indagine può essere schematizzata in quattro aree:

  • analisi di bilancio: in quest’area vengono prese in considerazioni le performance misurate principalmente con gli indicatori aventi taglio prevalentemente finanziario. Il documento che viene preso in considerazione è il bilancio di esercizio integrato dalla situazione contabile di dettaglio.
  • analisi qualitativa: questi elementi vengono raccolti dal gestore della posizione attraverso apposite griglie di valutazione ed evidenziano i punti di forza e di debolezza dell’impresa, la posizione sul mercato, i fattori di rischio, ecc.)
  • valutazione governance: viene valutata la stabilità dell’assetto proprietario, l’esistenza, l’autonomia e la capacità del management e l’efficacia della struttura organizzativa.
  • analisi prospettica: vengono valutati i processi interni di controllo di gestione e l’affidabilità di piani e budget. Una volta identificata l’esistenza de processi gestionali si entra nel merito delle elaborazioni di budget o di business plan fornito soprattutto con riferimento agli affidamenti richiesti.

Il settore in cui opera l’impresa: prima di procedere all’analisi del settore la banca cerca di identificare in primo luogo l’esatta attività economica (che non è necessariamente corrispondente al codice ATECO che risulta dalla visura camerale).

Successivamente procede analizzando il settore da diversi punti di vista:

La banca procede a valutare il grado di inserimento e le prospettive di sviluppo, la tipologia dei prodotti distribuiti, la capacità dell’azienda di adeguare l’offerta alle evoluzioni ambientali. Infine, viene verificata l’adeguatezza delle strutture produttive e le esperienze e le competenze maturate nel settore.

Il rapporto banca/impresa: il rapporto viene monitorato con i dati statistici che vengono raccolti e messi a disposizione dal sistema informativo della banca. Riguardano nello specifico gli andamenti di tutti i rapporti intercorrenti tra la banca e l’impresa: i diversi utilizzi degli affidamenti, gli eventuali sconfini, le percentuali di insoluti sulle ricevute bancarie, i ritardi di pagamento sulle rate del mutuo, il numero di movimento sul conto, gli eventuali trend stagionali, ecc.

Il rapporto sistema bancario / impresa: la fonte informativa di quest’area è costituita dal flusso di informazioni provenienti dalle banche e recepita dalla centrale dei rischi.

La centrale dei rischi è un sistema informativo istituito nel 1962 e legittimato dall’articolo 53 del testo unico bancario che consente agli intermediari creditizi e finanziari di conoscere la posizione debitoria dei propri clienti nei confronti dell’intero sistema.

Lo schema segnaletico si compone di tre sezioni:

  • la prima riporta i rischi diretti che l’intermediario ha assunto verso il cliente: i crediti per cassa, articolati secondo un criterio di rischiosità crescente, e i crediti di firma, distinti in relazione alla natura, commerciale o finanziaria, delle operazioni connesse;
  • la seconda riguarda le garanzie personali rilasciate dal cliente all’intermediario segnalante a presidio di affidamenti concessi dall’intermediario stesso ad altri clienti (cd. rischi indiretti);
  • la terza, denominata sezione informativa, comprende informazioni di natura diversa che consentono un’analisi più completa della situazione del cliente (p.e. operazioni effettuate con fondi di terzi, valore nominale dei crediti ceduti nelle operazioni di factoring).

Al termine della valutazione viene assegnato un rating che misura la probabilità di default.

Si allega a titolo di esempio quello usato da Cerved.

Nella costruzione dei rating vengono utilizzati molti indicatori che derivano dai valori di bilancio. Da questo punto di vista si possono ravvisare delle vicinanze con l’analisi di bilancio tradizionale. I valori e gli indicatori che vengono utilizzati ai fini del rating tendono quasi prevalentemente ad impiegare variabili finanziarie con lo scopo di fornire elementi predittivi della crisi d’impresa soprattutto in termini di carenza di liquidità. Si può quindi affermare che gli indicatori utilizzati nei sistemi di rating rappresentano solo una parte di quelli conosciuti nell’analisi di bilancio.
Gli indicatori utilizzati cambiano a seconda dell’attività svolta e della dimensione delle imprese analizzate. Ciò allo scopo di poter procedere con comparazioni con le medie di gruppi aziendali omogenei.
Gli indicatori possono far riferimento alla patrimonializzazione aziendale. La patrimonializzazione può essere misurata sia con il rapporto tra il patrimonio netto e l’intero capitale investito oppure con il rapporto tra il patrimonio netto e i debiti totali.
Gli indicatori che misurano la patrimonializzazione verificano indirettamente la “pericolosità” dell’eccessivo indebitamento. Alcuni indicatori entrano nel merito della pericolosità dell’indebitamento analizzando solamente alcuni elementi del debito. Ad esempio, il totale dei  debiti fiscali e previdenziali viene rapportato al fatturato con lo scopo di misurare la quantità di debiti verso lo stato non onorata a scadenza.
Un altro elemento che viene preso in considerazione è l’impatto economico del debito sulle variabili economiche. Negli schemi di rating si può trovare sia il rapporto tra gli oneri finanziari e il fatturato, sia  il rapporto tra gli oneri finanziari e i diversi margini economici (Valore Aggiunto, EBIT e EBITDA).
Da un punto di vista finanziario viene sempre data importanza alla capacità aziendale di autofinanziarsi. L’indicatore principe è il DSCR (che verrà trattato in uno dei prossimi numeri della rivista). Indicatori più semplificati sono dati dal cash flow (utili + ammortamenti + accantonamenti) / Debiti totali oppure dal cash flow in rapporto al fatturato.
In uno dei prossimi numeri della rivista verrà analizzato il caso del rating del Mediocredito centrale in modo da verificare con un caso pratico l’utilizzo di tali indicatori.

Fonte Seac Spa