Niente IVA in dogana in caso di “Regime 42”

L’utilizzo del “regime doganale 42” consente di non versare l’imposta in dogana al momento dell’importazione, rinviandone il pagamento nello Stato membro di destinazione laddove, al momento dell’immissione in libera pratica, sia già noto che le merci importate sono in realtà destinate in tale ultimo Stato.

di Francesco D’Alfonso – Esperto in materia di IVA

Nel sistema IVA nazionale, con il termine “importazione” si indica l’introduzione in Ita­lia di beni originari di Paesi extra-UE che non sono già stati immessi in libera pratica in un altro Paese membro della Unione Europea oppure provenienti da territori che si considerano esclusi dalla UE in base all’articolo 7 del DPR n. 633/1972.

Tale operazione, da chiunque effettuata, è in linea generale imponibile a IVA, dovendosi sottoporre a tassazione, in linea di principio, qualunque passaggio frontaliero di merce destinata ad essere importata nel territorio nazionale.

L’imposta, accertata, liquidata e riscossa per ciascuna operazione deve essere infatti immediatamente versata in dogana e, in linea generale, non è possibile alcuna operazione di differimento o compensazione con rinvio alla dichiarazione.

Con riferimento alle operazioni di importazione, vi sono tuttavia taluni strumenti che consentono di non versare l’IVA in dogana al momento dell’importazione, rinviandone il pagamento (depositi IVA, c.d. “Regime 42”), sospendendo il momento impositivo (operazioni di importazione temporanea) o compensando l’IVA dovuta con altre voci, come nel caso di utilizzo del plafond IVA.

“Regime 42”

In sede di importazione, può accadere che merce sdoganata in Italia sia destinata a proseguire verso altri Stati della UE, essendo già noto, al momento dell’immissione in libera pratica, che le merci importate sono in realtà dirette in un altro Stato membro della UE e che, conseguentemente, l’IVA sarà dovuta nello Stato di destinazione finale della merce.

In quest’ultima ipotesil’imposta sarà quindi pagata nello Stato membro dove i beni saranno oggetto di consumo, mentre in Italia dovranno essere eseguiti esclusivamente gli adempimenti di natura doganale, per cui Stato di immissione in libera pratica e Stato di immissione in consumo in questo caso coincidono.

L’articolo 143, paragrafo 1, lettera d), della direttiva 2006/112/CE dispone infatti che gli Stati membri esentano da IVA le importazioni di beni spediti o trasportati a partire da un territorio terzo o da un Paese terzo in uno Stato membro diverso da quello d’arrivo della spedizione o del trasporto, se la cessione dei beni, effettuata dall’importatore designato o riconosciuto come debitore dell’imposta, è esente da IVA conformemente all’articolo 138 della stessa direttiva, riguardante quest’ultimo le cessioni intracomunitarie di beni.

Spetta tuttavia ai singoli Stati membri, e non al legislatore unionale, stabilire le condizioni per l’applicazione dell’esenzione, in modo da assicurare la corretta e semplice applicazione della medesima e per prevenire ogni possibile evasione, elusione e abuso (cfr. articolo 131 della Direttiva 2006/112/CE).

In una situazione di questo tipo, l’operatore nazionale dovrà quindi da un lato chiedere alla dogana di non riscuotere l’IVA, trasferendo l’onere di pagamento al destinatario nel Paese di successivo trasferimento della merce, dall’altro essere in grado di dimostrare che i beni sono effettivamente usciti dal territorio nazionale.

LA NORMATIVA NAZIONALE

Conformemente alla normativa comunitaria, laddove beni immessi in libera pratica siano destinati ad essere trasferiti in un altro Stato membro dell’Unione europea, eventualmente dopo l’esecuzione di manipolazioni di cui all’allegato 72 del Regolamento CEE 2454/93 (ora allegato 71-03 al Reg. UE 2446/2015), previamente autorizzate dall’autorità doganale, il pagamento dell’IVA viene sospeso (cfr. articolo 67, comma 2-bis, del DPR n. 633 del 1972).

In relazione all’importazione in sospensione d’IVA dei beni destinati a proseguire verso un altro Stato membro, non è tuttavia dovuta la prestazione di una garanzia, purché, comunque, siano adempiuti, dall’importatore, gli specifici obblighi previsti.

A tal fine, quest’ultimo è infatti tenuto a fornire alle autorità doganali le seguenti informazioni (cfr. articolo 67, comma 2-ter, del DPR n. 633/1972):

– numero di partita IVA;
– numero di identificazione ai fini dell’imposta sul valore aggiunto attribuito al cessionario stabilito nell’altro Stato membro;
– idonea documentazione che provi l’effettivo trasferimento dei medesimi beni in un altro Stato membro dell’Unione (quest’ultima, tuttavia, soltanto a richiesta dell’autorità doganale).

Adempimenti

Il “regime 42”, per le sue caratteristiche, è estremamente esposto alle frodi, queste ultime fondamentalmente caratterizzate dall’accesso dei beni al mercato nero degli Stati membri coinvolti senza che l’Iva venga pagata. Proprio al fine di limitare la possibilità che vengano messi in atto tali meccanismi fraudolenti, nel corso degli anni è stata introdotta, relativamente ad esso, una normativa molto complessa e articolata.

Ciò al fine di dar prova che l’importazione è stata effettivamente seguita da una cessione o da un trasferimento delle merci in un altro Stato UE.

In particolare, in virtù del fatto che non è dovuta la prestazione di una garanzia all’atto delle formalità doganali, l’applicazione del “regime doganale 42” richiede specifici adempimenti per quanto concerne la compilazione della relativa dichiarazione doganale e, più esattamente, l’indicazione di informazioni valide e complete ai fini IVA, le quali dovranno, poi, essere verificate dall’autorità doganale prima dello svincolo delle merci.

Tabella – Indicazioni per la compilazione di una dichiarazione di importazione con regime 42

BOXINDICAZIONE
Box 8Indicare il codice EORI dell’importatore (rilasciato dallo Stato membro che lo ha attribuito)
Box 44Indicare sempre un documento con codice “Y041”.Dovrà essere indicato, inoltre, a seconda del caso, uno dei documenti “Y040” o “Y042”.Le uniche combinazioni possibili sono, quindi:”Y041″ e “Y040″oppure”Y041” e “Y042″Potrà essere anche indicato il documento Y044 (elemento facoltativo)
Box 47Non possono essere indicati i codici tributo 406 e 407
Allorché l’importatore voglia usufruire del regime sospensivo in questione, è tenuto a riportare nella casella 44 della dichiarazione doganale le seguenti indicazioni (nota AD 1° aprile 2014, n. 3540):

– numero di partita IVA attribuito all’importatore nello Stato membro di importazione, preceduto dal codice certificato Y040, o, in alternativa, numero di partita IVA del suo rappresentante fiscale, preceduto dal codice Y042;
– numero di identificazione IVA del cessionario debitore d’imposta stabilito nello Stato membro di immissione in consumo (che potrebbe anche coincidere con il rappresentante fiscale nominato dallo stesso importatore in tale ultimo Stato), preceduto dal codice Y041;
– codice Y044, per l’indicazione del contratto di trasporto ai fini della prova dell’effettiva destinazione delle merci in un altro Stato membro (informazione non obbligatoria).

Tabella – Indicazione per la corretta compilazione della casella 44

Y041Numero d’identificazione IVA del cliente che è debitore dell’imposta con riferimento all’acquisto intracomunitario di beni conformemente all’articolo 200 della direttiva IVA.A fronte del codice documento Y041, occorre fornire le seguenti informazioni:Codice Paese: il codice Paese del documento deve essere di un Paese unionale diverso da “IT” e deve essere coincidente con quanto indicato nella box 17 del DAU;Identificativo: indicare il numero identificativo IVA del debitore dell’imposta nello Stato membro di destinazione delle merci (deve trattarsi di un numero valido nella banca dati comunitaria VIES).
Y040Numero d’identificazione IVA rilasciato nello Stato membro d’importazione per l’importatore designato o riconosciuto come debitore dell’imposta a norma dell’articolo 201 della direttiva IVAA fronte del codice documento Y040, occorre fornire le seguenti informazioni:Codice Paese: indicare “IT”;Identificativo: indicare il numero identificativo IVA attribuito in Italia all’importatore. L’identificativo dovrà essere valido nella banca dati comunitaria VIES.
Y042Numero d’identificazione IVA attribuito al rappresentante fiscale nello Stato membro d’importazione.A fronte del codice documento Y042, occorre fornire le seguenti informazioni:Codice Paese: indicare “IT”;Identificativo: indicare il numero identificativo IVA del rappresentante fiscale Italiano dell’importatore. L’identificativo dovrà essere valido nella banca dati comunitaria VIES.
Y044Prova che i beni importati sono destinati ad essere spediti o trasportati a partire dallo Stato membro di importazione verso un altro Stato membro.A fronte del codice documento Y044, occorre fornire le seguenti informazioni:Identificativo: indicare l’identificativo del numero del documento/contratto di trasporto

Una volta controllata la documentazione presentata dall’interessato, l’ufficio doganale, laddove non riscontri motivi ostativi, accetta la dichiarazione d’importazione, liquida diritti doganali e IVA (senza, tuttavia, riscuotere quest’ultima) e annota sulla bolletta doganale che i beni sono immessi in libera pratica in sospensione d’IVA.

Non potrà aversi, invece, lo svincolo dei beni nel caso in cui nella dichiarazione non siano riportate le informazioni sopra indicate o le stesse non siano confermate dai sistemi informativi dell’Agenzia delle dogane.

Trasferimento intra-UE dei beni

L’importatore nazionale deve dare prova all’Amministrazione finanziaria che l’importazione è stata effettivamente seguita da una cessione o da un trasferimento intracomunitario delle merci in un altro Stato membro della UE.

A tal fine, lo stesso è tenuto a presentare il modello Intra 1-bis (modello Intrastat relativo alle cessioni di beni), annotando sul documento l’operazione intracomunitaria che segue l’importazione in maniera distinta rispetto alle altre eventuali operazioni effettuate nei confronti dello stesso cliente nonché a indicare, alla fine dell’elenco, gli estremi della bolletta d’importazione, ossia dogana di emissione, data e numero di registrazione (cfr. CM n. 120/1993)

Archivio Vies

Ai fini dello svincolo della merce, sia l’importatore che il soggetto al quale i beni sono trasferiti in un altro Stato della UE devono essere presenti nell’archivio Vies (VAT Information Exchange System).

Il descritto, articolato, sistema di adempimenti non è tuttavia riuscito a frenare le frodi in precedenza descritte. Tali frodi, infatti, si verificano molto rapidamente, mentre i controlli non sono altrettanto veloci, dal momento che gli uffici doganali non hanno a disposizione le informazioni contenute nel Vies (“VAT Information Exchange System” o “archivio informatico dei soggetti autorizzati a porre in essere operazioni intracomunitarie”) e le amministrazioni fiscali degli Stati membri, per poter effettuare le dovute verifiche, devono attendere l’elenco riepilogativo dell’importatore.

Tale lacuna è stata tuttavia colmata con il Reg. UE n. 1541/2018, modificativo del Reg. UE n. 904/2010, che ha introdotto misure, applicabili dal 1° gennaio 2020, che consentono la condivisione delle informazioni relative al “Regime 42” tra le autorità fiscali/doganali dei diversi Stati membri.

In particolare, è ora consentito agli Stati UE di accordare ai propri funzionari doganali, incaricati di verificare il rispetto dei requisiti previsti per il “regime 42”, l’accesso al Vies e, in particolare, alle informazioni di cui all’articolo 17, par. 1, lett. da a) a c), Reg. UE n. 904/2010 (numeri di identificazione IVA e informazioni contenute negli elenchi riepilogativi) per le quali l’accesso automatizzato è concesso dagli altri Stati UE.

Allo stesso tempo, i dati raccolti dalle autorità doganali nell’ambito del “regime 42” (cfr. art. 17, par. 1, lett. f), Reg. UE n. 904/2010) vengono messi a disposizione, attraverso il Vies, anche delle autorità competenti dello Stato in cui dovrebbe avere luogo il successivo acquisto intra-UE, consentendo, in tal modo, l’effettuazione di controlli incrociati tra tali informazioni e quelle riportate dall’importatore nel suo elenco riepilogativo e nella dichiarazione IVA e dal destinatario nella sua dichiarazione IVA.

Trasformazione dei beni immessi in libera pratica

La sospensione del pagamento dell’IVA per le merci immesse in libera pratica che devono proseguire verso un altro Stato membro è riconosciuta esclusivamente laddove i prodotti mantengano lo stesso stato merceologico con cui sono stati presentati all’atto dell’importazione nel nostro Paese.

La trasformazione del bene, ancor più se avvenuta al di fuori del controllo doganale, determina, infatti, la perdita di tale beneficio e il conseguente sorgere dell’obbligo di versamento dell’imposta nei confronti della Dogana (Cassazione n. 16114/2007).

Ciò in quanto attraverso di essa si potrebbero determinare meccanismi fraudolenti, legati, in particolare, alla sostituzione dei beni nonché alla trasformazione degli stessi in merce diversa, soggetta ad un regime doganale e tariffario differente da quelli previsti per i beni originariamente introdotti.

Pertanto, anche eventuali successive manipolazioni e trasformazioni usuali, le quali non modificano lo stato merceologico che la merce aveva quando è stata introdotta nel territorio della UE, pur non intaccando le caratteristiche essenziali degli stessi, devono essere comunque costantemente sottoposte al controllo e alla previa autorizzazione dell’autorità doganale.

Fonte Seac spa