Novità in tema di impatriati ordinari, la questione del distacco e dello smart working

In un precedente intervento in questa rivista (n. 20/2022) abbiamo analizzato la modalità di compilazione del modello Redditi da parte di soggetti che godono di regime quali il rimpatrio agevolato (art. 16 D.Lgs. n. 147/2015), del regime dei soggetti ad alto potenziale (art. 24 bis Tuir) e dei titolari di pensione estera (art. 24 ter Tuir).
Nel presente intervento intendiamo analizzare meglio le previsioni di cui all’art. 16 D.Lgs. n. 147/2015, ovvero i c.d. “impatriati ordinari”, soprattutto alla luce delle continue modifiche normative e dei chiarimenti che giungono da parte dell’Agenzia Entrate nelle copiose risposte ad interpello.

di Ennio Vial – Amministratore di Trust Company

L’impatriato “ordinario” (art. 16 D.Lgs. n. 147/2015)

L’art. 16 del D.Lgs. n.147/2015, relativo all’agevolazione degli impatrii agevolati, è entrato in vigore ormai da diversi anni (ottobre 2015).

Come noto, però, il legislatore è intervenuto con numerosi ritocchi negli ultimi periodi, dapprima con il D.L. n. 34/2019, poi con co. 50 art. 1 Legge n. 178/2020 (Legge di Bilancio 2021) e, da ultimo, con l’art. 1 c. 763 L. n. 234/2021 (Legge di Bilancio 2022).

All’origine, l’agevolazione di cui all’art. 16 interessava solo i lavoratori dipendenti, che risultavano fiscalmente non residenti in Italia negli ultimi 5 periodi di imposta precedenti il trasferimento e che si impegnavano a risiedere nel nostro Stato nei successivi 2 anni. Inoltre, il lavoratore dipendente che intendeva rientrare in Italia doveva rivestire ruoli direttivi ovvero dimostrare di essere in possesso di requisiti di elevata specializzazione maturata all’estero. In presenza di tutti i requisiti, il reddito di lavoro dipendente concorreva a tassazione nei limiti del 70% per i successivi 5 periodi di imposta.

La norma è stata oggetto di un’importante “rivoluzione”, ad opera del D.L. Crescita (D.L. n. 34/2019) che ha modificato i requisiti soggetti per accedervi, la percentuale agevolabile e la durata dell’agevolazione stessa.

I commi 1 e 1bis dell’art. 16, D.Lgs. n. 147/2015, così come modificati dall’art. 5 D.L. n. 34/2019, stabiliscono, infatti, ora che i redditi di lavoro dipendente e assimilati, di lavoro autonomo e d’impresa, prodotti in Italia dai contribuenti che non sono stati residenti in Italia nei due periodi d’imposta precedenti il predetto trasferimento e si impegnano a risiedere nel nostro Stato per almeno due anni, qui prestando l’attività in via prevalente, concorrono alla formazione dell’imponibile Irpef nei limiti del 30% 1 (In passato la misura del reddito tassabile era del 70% poi scesa al 50%!).

La platea dei soggetti che può godere dell’agevolazione si è notevolmente ampliata!

Possono, infatti, godere dell’agevolazione, ora, sia i lavoratori dipendenti, ma anche i soggetti che percepiscono redditi assimilati a lavoro dipendente (ad. esempio il compenso amministratore), di lavoro autonomo e d’impresa.

Per accedere all’agevolazione, il soggetto impatriato:

  • deve trasferire la residenza in Italia ai sensi dell’art. 2 del T.U.I.R.2
  • non deve essere stato fiscalmente residente in Italia nei due (in luogo dei 5 precedenti) periodi di imposta antecedenti il trasferimento;
  • si deve impegnare a risiedere in Italia per almeno due anni3 e qui deve prestare attività lavorativa prevalentemente.4

L’agevolazione trova applicazione a decorrere dal primo periodo di imposta in cui è avvenuto il trasferimento della residenza, e per i quattro periodi successivi (5 anni).

Come emerge dall’elenco dei requisiti non è più richiesta la dimostrazione dell’elevata “qualifica” lavorativa, ben potendo quindi un soggetto rientrare dopo due anni di residenza fiscale estera passata “in vacanza”!

UN CASO

Tizio, iscritto AIRE dal 2015, faceva il pizzaiolo in Francia fino al 2020. Impatria in Italia, con annessa iscrizione ad un’anagrafe dei residenti, a marzo 2021. Tizio risulta fiscalmente residente in Italia già dal 2021. Tizio viene assunto da un’impresa edile italiana a partire da maggio 2021.

Tizio rispetta i requisiti dell’art. 16 D.Lgs. n. 147/2015, pertanto potrà godere del regime agevolato scontando Irpef solo sul 30% del proprio reddito fino al periodo d’imposta 2025 compreso.

L’agevolazione non è finita qui perché, in presenza di ulteriori condizioni che vedremo a breve, per Tizio è possibile godere della detassazione del 50% (in luogo del 70%) per ulteriori 5 anni se acquista un immobile in Italia oppure se ha uno o più figli a carico.

L’ULTERIORE QUINQUENNIO AGEVOLATO PER CHI È RIENTRATO DOPO IL 30 APRILE 2019

Il D.L. n. 34/2019 già citato ha ampliato ancora di più l’agevolazione consentendo un prolungamento di un ulteriore quinquennio, con detassazione sul 50%, oltre a quello iniziale con detassazione sul 70%, nell’ipotesi in cui l’impatriato diventi, dopo il trasferimento o nei 12 mesi antecedenti al trasferimento stesso, proprietario di almeno un’unità immobiliare di tipo residenziale in Italia5 o abbia almeno un figlio minorenne o a carico, anche in affido preadottivo.

Se, inoltre, l’impatriato ha 3 o più figli minorenni o a carico (anche in affido preadottivo), la percentuale di concorso a tassazione del reddito negli ulteriori 5 anni è fissata al 10%.

Il D.L. n. 34/2019 prevedeva, inizialmente, che le maggiori agevolazioni potevano spettare solo a chi si trasferiva dopo il 3 luglio 2019 (ovvero solo a partire dal periodo d’imposta 2020).

E’ stato il successivo art. 13 ter D.L. n. 124/2019 del 26 ottobre (c.d. Decreto Fiscale), che, per eliminare la disparità di trattamento tra chi trasferiva la residenza fiscale a decorrere dal 3 luglio 2019 (periodo di imposta 2020) e chi era rientrato prima di tale data ma già con il D.L. Crescita in vigore (30 aprile 2019), ha esteso anche nei confronti di questi ultimi le maggiori agevolazioni.

Con tale modifica il legislatore ha inteso, quindi, estendere le maggiori agevolazioni anche nei confronti di chi era rientrato in Italia già a partire dal 30 aprile 2019 e che, in assenza della suddetta previsione, avrebbe goduto dell’agevolazione nella versione meno favorevole (detassazione del 50% e non del 70% del reddito prodotto in Italia senza previsione del prolungamento fino a 10 anni).

La seguente tabella riepiloga in estrema sintesi, le variazioni che hanno interessato l’art. 16 D.Lgs. n. 147/2015.

Data di trasferimento

del contribuente
Prima del 29 aprile 2019Tra il 30 aprile 2019 e il 2 luglio 2019Dal 3 luglio 2019 in poi
1° Periodo d’imposta agevolabileAnno in cui il contribuente impatria con residenza fiscale in Italia20192020
Requisiti richiestiRequisiti art. 16 D.Lgs. n. 147/2015 nella versione ANTE D.L. Crescita (quinquennio di residenza estera, necessità di rivestire ruoli direttivi, essere in possesso specializzazione, ecc.)6Requisiti art. 16 D.Lgs. n. 147/2015 nella versione POST D.L. Crescita (biennio di residenza estera ecc.)Requisiti art. 16 D.Lgs. n. 147/2015 nella versione POST D.L. Crescita
% reddito imponibile50%50% (30% nelle more dell’emanazione del Decreto Ministeriale Controesodo)30%
Durata

dell’agevolazione
Dal 1° anno fiscale e per i 4 successivi
Ulteriore quinquennio agevolabileNon ammesso nella formulazione originaria.7Consentito (D.L. n. 34/2019)

GLI IMPATRIATI (ART. 16 D.LGS. N. 147/2015 TRASFERITI ANTE 30 APRILE 2019)

Come emerge dalla tabella precedente, chi è rientrato, ad esempio nel 2018 come primo periodo d’imposta e al 31 dicembre 2019 stava godendo del secondo periodo d’imposta agevolato al 50%, si vedeva preclusa la possibilità di usufruire dell’ulteriore quinquennio agevolato in presenza di figli e/o di acquisto di un immobile.

Per eliminare le disparità di trattamento è intervenuta la Legge di bilancio 2021 (art. 1, comma 50) che consente ai contribuenti che hanno già trasferito la residenza prima dell’anno 2020, e che alla data del 31 dicembre 2019 risultano beneficiari del regime in commento, di optare per il mantenimento dell’agevolazione per ulteriori 5 anni in presenza di figli minori o a carico o in caso di acquisto di una abitazione previo versamento di:

  • un importo pari al 10% dei redditi di lavoro dipendente e di lavoro autonomo prodotti in Italia oggetto dell’agevolazione, relativi al periodo d’imposta precedente a quello di esercizio dell’opzione, se il soggetto, al momento dell’esercizio dell’opzione, ha almeno un figlio minorenne, anche in affido preadottivo, o è diventato proprietario di almeno un’unità immobiliare di tipo residenziale in Italia, successivamente al trasferimento in Italia o nei dodici mesi precedenti al trasferimento, ovvero ne diviene proprietario entro diciotto mesi dalla data di esercizio dell’opzione;
  • un importo pari al 5% dei redditi di lavoro dipendente e di lavoro autonomo prodotti in Italia oggetto dell’agevolazione relativi al periodo d’imposta precedente a quello di esercizio dell’opzione, se il soggetto, al momento dell’esercizio dell’opzione, ha almeno tre figli minorenni, anche in affido preadottivo, e diventa o è diventato proprietario di almeno un’unità immobiliare di tipo residenziale in Italia, successivamente al trasferimento in Italia o nei dodici mesi precedenti al trasferimento, ovvero ne diviene proprietario entro diciotto mesi dalla data di esercizio dell’opzione.8

In altri termini, anche gli impatriati che al 31 dicembre 2019 godevano del regime degli impatriati nella versione “ANTE” D.L. Crescita, potranno, pagando una determinata somma, godere dell’ulteriore estensione quinquennale di esenzione del 50% del reddito, se sono presenti figli minori o a carico ovvero venga acquistata un’abitazione. Per le concrete modalità di esercizio dell’opzione si rinvia al recente Provvedimento Agenzia Entrate 3 marzo 2021 n. 60353. Il versamento dell’importo in oggetto deve avvenire entro il 30 giugno dell’anno successivo all’ultimo anno di agevolazione.

Facciamo un esempio. Antonella è rientrata in Italia nel 2017. Dal 2017 gode del regime agevolato di tassazione sul 50% del proprio reddito. Il 2021 è risultato essere il suo ultimo anno agevolato. Antonella ha però un figlio minorenne a carico nel 2022. Può optare per un ulteriore quinquennio agevolato (quindi fino al 2026 compreso) versando entro il 30 giugno 2022 il 10% del proprio reddito lordo (ante agevolazione) dichiarato per il 2021.

Impatriato distaccato e impatriato in smart working C.M. n. 33/E/2020 e recenti risposte ad interpello

Visti i continui interventi del legislatore, dopo la storica Circolare n. 17/E/2017, l’Agenzia è tornata sul tema con la Circolare n. 33 del 28 dicembre 2020. Nella C.M. n. 33/E/2020 l’Ufficio precisa ad ogni buon conto che “per gli aspetti di carattere generale, non oggetto di modifica ad opera dei citati atti normativi, si rinvia ai chiarimenti forniti con la Circolare n. 17/E” del 2017.

La Circolare non tiene conto delle novità introdotte con la Legge di Bilancio 2021. Intendiamo però analizzare alcune casistiche proposte dalla Circolare stessa che si riscontrano molto spesso tra gli operatori, e sui quali l’Agenzia Entrate si è espressa diverse volte anche con recenti risposte ad interpello. Si tratta, nello specifico, del caso del lavoratore che rientra in Italia dopo essere stato residente all’estero a seguito del distacco e del caso del lavoratore non residente che rientra in Italia lavorando però in smart working per il precedente datore di lavoro estero.

Partiamo dai chiarimenti che il paragrafo 7 della C.M. n. 33/e/2020 fornisce sul punto.

PER QUANTO CONCERNE IL LAVORATORE CHE RIENTRA A SEGUITO DEL DISTACCO

La questione viene analizzata dal par. 7.1 della C.M. n. 33 che precisa che “Al fine di evitare un uso strumentale dell’agevolazione in esame, non in linea con la vis attrattiva della norma, in linea generale il contribuente che rientra in Italia a seguito di distacco all’estero, non può godere dell’agevolazione. Tuttavia la possibilità non viene preclusa a prescindere, in quanto ogni caso va valutato attentamente per determinare se il rientro in Italia non sia mera conseguenza della naturale scadenza del distacco ma sia determinato da altri elementi funzionali alla ratio della norma agevolativa. Questo si potrebbe verificare, ad esempio, nella ipotesi in cui:

  • il contratto di distacco sia più volte prorogato e la sua durata nel tempo determini quindi un affievolimento dei legami con il territorio italiano e un effettivo radicamento del dipendente nel territorio estero;
  • il rientro in Italia del dipendente non si ponga in continuità con la precedente posizione lavorativa in Italia, in quanto il dipendente al rientro assume un ruolo aziendale differente rispetto a quello originario in ragione delle maggiori competenze ed esperienze professionali maturate all’estero;
  • (…).

l’agevolazione non è applicabile nelle ipotesi in cui il soggetto, pur in presenza di un “nuovo” contratto per l’assunzione di un “nuovo” ruolo aziendale al momento dell’impatrio, rientri in una situazione di “continuità” con la precedente posizione lavorativa svolta nel territorio dello Stato prima dell’espatrio.”

Si tratta di un’indicazione non prevista dalla norma. All’epoca della C.M. n. 17/E/2017 l’Agenzia aveva precisato che:

“E’ ammesso, al beneficio, pertanto, oltre al lavoratore che si trasferisce in Italia per essere assunto da un’impresa italiana, anche il lavoratore che si trasferisce in Italia per prestare la propria attività presso una stabile organizzazione di una impresa estera della quale è già dipendente, nonché il lavoratore distaccato in Italia inforza di un rapporto di lavoro instaurato all’estero con una società collegata alla società italiana sulla base dei rapportiprevisti dalla norma.”

In sostanza veniva ammesso a fruire del regime il lavoratore che veniva distaccato in Italia per una azienda estera anche se proseguiva con la medesima attività lavorativa.

Diversamente, la stessa Circolare precisava che

“Il beneficio non compete ai soggetti che rientrano in Italia dopo essere stati in distacco all’estero ed aver acquisito la residenza estera per il periodo di permanenza richiesto dalla norma. Ciò in quanto il loro rientro, avvenendo in esecuzione delle clausole del preesistente contratto di lavoro, si pone in sostanziale continuità con la precedente posizione di lavoratori residenti in Italia e, pertanto, non soddisfa la finalità attrattiva della norma.”

In sostanza, diversamente dal caso precedente del distaccato non residente, il soggetto italiano che, pur risultato iscritto AIRE per il periodo richiesto dalla norma, rientrava in Italia in esecuzione delle clausole del preesistente contratto di distacco, non poteva accedere al regime.

La successiva R.M. n. 76/E/2018 ha chiarito che tale posizione restrittiva, finalizzata ad evitare un uso strumentale dell’agevolazione in esame, non in linea con la vis attractiva della norma, non preclude, tuttavia, la possibilità di valutare specifiche ipotesi in cui il rientro in Italia non sia conseguenza della naturale scadenza del distacco ma sia determinato da altri elementi funzionali alla ratio della norma agevolativa.

La C.M. n. 33/E/2020 elenca, a titolo esemplificativo, elementi che porrebbero il contribuente in una situazione di continuità, rispetto alla carica precedentemente ricoperta, e pertanto non potrebbe essere riconosciuto il beneficio. Si tratta, a titolo di esempio, di:

  • riconoscimento di ferie maturate prima del nuovo accordo contrattuale;
  • riconoscimento dell’anzianità dalla data di prima assunzione;
  • assenza del periodo di prova;
  • clausole volte a non liquidare i ratei di tredicesima (ed eventuale quattordicesima) maturati nonché il trattamento di fine rapporto al momento della sottoscrizione del nuovo accordo;
  • clausole in cui si prevede che alla fine del distacco, il distaccato sarà reinserito nell’ambito dell’organizzazione della Società distaccante e torneranno ad applicarsi i termini e le condizioni di lavoro presso la Società di appartenenza in vigore prima del distacco.

Per dimostrare, invece, che il rientro in Italia non sia conseguenza della naturale scadenza del distacco, ma sia determinato da altri elementi funzionali alla ratio della norma agevolativa, a supporto si possono fornire le seguenti prove:

  • il contratto di distacco è stato più volte prorogato e la sua durata nel tempo ha determinato un affievolimento dei legami con il territorio italiano e un effettivo radicamento del dipendente nel territorio estero;
  • il rientro in Italia del dipendente non si pone in continuità con la precedente posizione lavorativa in Italia, in quanto il dipendente al rientro assume un ruolo aziendale differente rispetto a quello originario in ragione delle maggiori competenze ed esperienze professionali maturate all’estero.

L’Agenzia è tornata sul tema anche con diverse risposte ad interpello confermando sostanzialmente l’impostazione secondo cui, se il rientro in Italia si pone in “continuità” con il termine del periodo di distacco all’estero, il lavoratore non sarà ammesso al beneficio. Riportiamo alcuni interpelli nella successiva tabella:

Risp. 42 –
18 gennaio 2021
Il contribuente potrebbe fruire del regime agevolato di cui all’articolo 16 D.Lgs. n. 147/2015 a decorrere dall’anno di imposta 2021 solo nell’ipotesi in cui la “nuova” attività lavorativa non si ponga in continuità con la precedente posizione lavorativa, nell’accezione delineata nella richiamata Circolare n. 33/E/20, circostanza non verificabile in sede di interpello, e sempreché risultino soddisfatti tutti gli altri requisiti previsti dalla norma in esame.
Risp. 683 –
7 ottobre 2021
Il contribuente rientra in Italia dopo la naturale scadenza del periodo di distacco all’estero. Secondo l’Agenzia «non si ravvisa il requisito della “discontinuità lavorativa”, in assenza del quale l’accesso al regime fiscale agevolativo in commento deve considerarsi precluso.»
Risp. 85 –
17 febbraio 2022
Tizia, assunta da una società italiana Alfa, distaccata presso la società estera Beta appartenente allo stesso gruppo, viene successivamente, assunta dalla società estera Beta con contratto di diritto locale. Tizia rientra in Italia alle dipendenze della società Alfa, con un contratto dirigenziale che non si pone in continuità né con quello estero presso BETA, né con quello presso ALFA prima dell’espatrio.L’Agenzia concede l’agevolazione in quanto la contribuente ha dimostrato una situazione che non si pone in continuità con la precedente posizione.
Risp. 119 –
27 marzo 2022
La Società Alfa chiede chiarimenti per applicazione ad un suo dipendente del regime «impatriati». Alfa ha, infatti, assunto il 10 luglio 2014 il dott. X Dirigente, Responsabile della filiale americana disponendone contestualmente il distacco all’estero per tre anni. Al termine del triennio il contratto di distacco è stato prorogato ed è tutt’ora in corso. Quando il Dirigente rientrerà potrà accedere alle agevolazioni?L’Agenzia nega il beneficio in quanto, nel caso oggetto, il distacco all’estero è stato disposto contestualmente all’assunzione del lavoratore! Inoltre, con documentazione integrativa, emerge che, al rientro in Italia del Dipendente, il rapporto di lavoro sarà regolato dal medesimo contratto stipulato al momento dell’assunzione! La continuità delle originarie condizioni contrattuali in essere al momento dell’espatrio preclude l’accesso al regime speciale di cui all’articolo 16 D.Lgs. n. 147/2015.
Risp. 159 –
28 marzo 2022
Il lavoratore, assunto come dipendente della società italiana del gruppo, era stato distaccato presso la consociata francese per poi rientrare in Italia dal 1° gennaio 2021 presso la branch italiana con il nuovo ruolo di quadro. Sulla base della documentazione fornita però l’Agenzia ha osservato che, indipendentemente dal nuovo ruolo assunto dal dipendente al rientro in Italia, conferito anche in ragione delle maggiori competenze ed esperienze professionali maturate all’estero, e dalla revisione della retribuzione, i termini e le condizioni contrattuali, così come il datore di lavoro, rimanevano di fatto immutati! Secondo l’Agenzia, quindi, non era possibile ravvisare il requisito della “discontinuità lavorativa”. Sulla stessa scia si pone la Risp. n. 259 del 11 maggio 2022.

PER QUANTO RIGUARDA IL LAVORATORE IN SMART WORKING

Il caso del lavoratore in “smart working”, al pari del soggetto che rientra dopo il distacco, è di assoluto interesse perché, se da un lato per chi rientra in Italia dopo un distacco, come abbiamo visto nel paragrafo precedente, viene richiesto un cambiamento di mansione, un nuovo contratto e così via, per chi viene a risiedere in Italia, dichiarando di lavorare anche per il precedente datore di lavoro estero, in modalità smart working, l’Agenzia non osta al beneficio!

La questione viene inizialmente affrontata dal par. 7.1 della C.M. n. 33 dove emerge che, diversamente dalla formulazione della norma ante D.L. Crescita, ora l’impatriato è agevolato anche se lavora per un’impresa che non è residente in Italia. Nel rispetto di tutti gli altri requisiti, pertanto, è agevolabile anche il reddito di un soggetto che risiede in Italia e lavora per un’azienda estera, ad esempio in modalità “smart-working”. L’Ufficio, nella Circolare ricorda che in queste fattispecie, potrebbe presentarsi il rischio che l’impresa estera disponga in Italia di una stabile organizzazione.

Chi scrive si chiede come mai per il distaccato che torna in Italia è richiesta la dimostrazione di una diversa mansione, un diverso contratto e così via, invece per altri contribuenti, molte volte cittadini stranieri, l’agevolazione è concessa anche se gli stessi dichiarano di lavorare per il precedente datore di lavoro estero ma in modalità smart working.

La seguente tabella riporta recenti risposte ad interpello che hanno ammesso al beneficio soggetti che trasferiscono la propria residenza in Italia ma lavorano per un datore di lavoro estero in modalità smart working.

Risp. 596 – 19.09.2021L’agevolazione viene riconosciuta ad un contribuente non residente e non cittadino italiano che chiedeva di poter accedere al nuovo regime degli impatriati previo trasferimento di residenza in Italia. Il contribuente segnalava come avrebbe continuato a lavorare per il precedente datore di lavoro estero in modalità “smart working” su territorio italiano. L’Agenzia Entrate ha confermato la fruizione del beneficio purché l’attività venga prestata su suolo italiano senza sollevare alcuna particolare criticità in ordine alla continuità della posizione lavorativa.
Risp. 3 – 7.01.2022Viene confermata l’agevolazione ad una contribuente che dalla Svizzera trasferisce la residenza in Italia, per lavorare sempre per il precedente datore di lavoro svizzero che le ha, però, assegnato un incarico “nuovo”, più mirato, nel dover seguire un cliente italiano. Chi scrive, leggendo l’interpello, non ha colto la dimostrazione di una discontinuità rispetto all’attività precedentemente prestata. Eppure il beneficio è stato riconosciuto ugualmente.
Risp. 5 – 31.01.2022L’agevolazione viene ammessa al dipendente che si trasferisce in Italia da gennaio 2022 per lavorare in smart working per conto di un datore di lavoro con sede all’estero. L’Ufficio acconsente al beneficio e non rileva alcuna perplessità circa il requisito della “discontinuità” lavorativa.
Risp. 157 – 23.03.2022Un contribuente viene ammesso al beneficio a seguito di trasferimento di residenza in Italia, pur rimanendo alle dipendenze del medesimo datore di lavoro estero per cui prestava attività lavorativa prima del trasferimento. Anche in questo caso l’Ufficio non ha ravvisato la necessità di un carattere di “novità” tra l’impiego svolto in presenza nell’altro Stato e l’impiego svolto da remoto in Italia.
Risp n. 186 – 8.04.2022Il caso riguardava un dirigente di una società multinazionale che intendeva trasferire la propria residenza fiscale in Italia per svolgere in modalità remote working l’attività lavorativa a favore del proprio datore di lavoro estero. Si tratta di un cittadino australiano e italiano, iscritto all’Anagrafe degli Italiani Residenti all’Estero (AIRE) dal 2002.L’Agenzia ammette il beneficio anche questa volta senza ravvisare la necessità di un carattere di “novità” tra l’impiego svolto in presenza nell’altro Stato e l’impiego svolto da remoto in Italia.
Risp n. 223 – 27.04.2022Viene ammesso all’agevolazione anche un medico, in passato residente negli Stati Uniti, che intende trasferire la propria residenza in Italia per svolgere la propria attività alle dipendenze di un nuovo datore di lavoro statunitense, in modalità smart working dall’Italia. Dopo il trasferimento, la persona svolgerà, sul territorio americano, alcune prestazioni occasionali, con una durata inferiore a 15 giorni per anno d’imposta, nei confronti del vecchio datore di lavoro estero.Secondo l’Agenzia:

– può accedere all’agevolazione chi viene a svolgere in Italia attività di lavoro alle dipendenze di un datore di lavoro con sede all’estero, o i cui committenti (in caso di lavoro autonomo o di impresa) siano non residenti;
– il rientro in Italia è motivato esclusivamente dall’accettazione di un nuovo lavoro che preveda l’esecuzione della prestazione lavorativa in Italia, svolta in modalità smart working;
– L’Agenzia non considera ostativa all’accesso al regime la circostanza per cui, durante il periodo agevolato, il lavoratore svolga occasionalmente sul territorio estero alcune prestazioni di lavoro non dipendente, sempreché sia assicurata la prevalenza dell’attività lavorativa svolta nel territorio italiano;
– non risulta preclusivo alla fruizione dell’agevolazione il fatto che durante il periodo agevolabile la persona cambi datore di lavoro.

1 Il reddito di cui sopra è imponibile solo sul 10% per i lavoratori “impatriati” che trasferiscono la propria residenza in una delle Regioni del Sud Italia (Abruzzo, Molise, Campania, Puglia, Basilicata, Calabria Sardegna e Sicilia).

2 Art. 2 co. 2 Tuir “Ai fini delle imposte sui redditi si considerano residenti le persone che per la maggior parte del periodo di imposta sono iscritte nelle anagrafi della popolazione residente o hanno nel territorio dello Stato il domicilio o la residenza ai sensi del Codice civile.”

3 L’art. 3 del D.M. 26 maggio 2016 ha stabilito che il beneficiario degli incentivi “decade dal diritto agli stessi laddove la residenza in Italia non sia mantenuta per almeno due anni. In tal caso si provvede al recupero dei benefici già fruiti, con applicazione delle relative sanzioni e interessi”;

4 Già secondo la storica C.M. 17/E/2017, con termine “prevalente” si deve intendere un periodo superiore a 183 giorni – 184 per gli anni bisestili. La conferma è giunta anche con la Risp. n. 223 del 27 aprile 2022.

5 L’immobile può essere acquistato dal coniuge, dal convivente o dai figli, anche in comproprietà.

6 Il contribuente potrà eventualmente valutare il soddisfacimento dei requisiti del co. 2.

7 Vedremo a breve come, per eliminare le disparità di trattamento evidenti, sia intervenuta la Legge di Bilancio 2021.

8 L’onere del 10% o del 5% si calcola sui redditi “oggetto dell’agevolazione” nel periodo precedente a quello in cui è effettuata l’opzione. Secondo l’Agenzia delle entrate (risposta n. 33 a telefisco 2021), la locuzione si riferisce al 100% del reddito di lavoro dipendente o autonomo complessivamente prodotto dalla persona (ovvero, alla base di calcolo del reddito agevolato), e non al 50% dello stesso (quota effettivamente oggetto dell’agevolazione a norma dell’art. 16 del D.Lgs. n. 147/2015).

Fonte Seac spa