L’obbligo di fatturazione elettronica, la tracciabilità degli incassi e dei pagamenti e la riduzione dei termini di accertamento di due anni

di Forte Nicola

Dal 1° luglio scorso i contribuenti che applicano il regime forfetario e che nell’anno precedente hanno superato il limite di ricavi o di compensi di 25.000 euro sono obbligati all’emissione delle fatture in formato elettronico.

Si tratta sicuramente di un nuovo adempimento che obbligherà i contribuenti anche alla conservazione sostitutiva dei documenti in formato digitale. Tuttavia, se da una parte, i soggetti di minori dimensioni dovranno perlomeno adeguare la propria organizzazione, dall’altra potranno beneficiare della possibilità di ottenere una riduzione dei termini di accertamento di due anni.

La possibilità è indicata dall’art. 3, D.Lgs n. 127/2015. Tale disposizione prevede la riduzione dei termini di accertamento sia ai fini Iva, ma anche per le imposte sui redditida cinque a tre anni. Ciò a condizione che i soggetti passivi siano in grado di documentare tutte le operazioni attive poste in essere mediante fattura elettronica e/o memorizzazione e invio dei corrispettivi. 

Tale condizione non è però sufficiente in quanto è altresì necessario garantire la tracciabilità dei pagamenti effettuati e degli incassi ricevuti, per operazioni il cui importo unitario è superiore a 500 euro, nei modi stabiliti con decreto del MEF del 4 agosto 2016. In buona sostanza tutti gli incassi e pagamenti di importo superiore alla predetta soglia devono essere effettuati mediante bonifico bancario o postale, carte di debito o di creditoassegno bancario o circolare oppure postale, ma recante la clausola di non trasferibilità.  E’ sufficiente effettuare o ricevere anche un solo pagamento o incasso in contanti, oltre la predetta soglia, per perdere il vantaggio fiscale in esame.

La riduzione dei termini di accertamento riguarda, però, esclusivamente i redditi di imprese di lavoro autonomo. Non si applica, quindi, alle altre categorie reddituali. Ad esempio, l’Agenzia delle entrate avrà comunque a disposizione cinque anni di tempo per accertare i redditi fondiari consistenti nei canoni di locazione degli immobili concessi in uso a terzi.

Allo stesso modo è sufficiente che nel corso del periodo di imposta il contribuente emetta anche una sola fattura in formato analogico per perdere il beneficio fiscale. Ad esempio i contribuenti forfetari, obbligati ad emettere le fatture in formato elettronico con decorrenza dal 1° luglio scorso non potranno applicare la predetta norma con riferimento all’anno 2022. Infatti, le fatture relative al primo semestre dell’anno sono state emesse in formato analogico. Conseguentemente, la prima applicazione del vantaggio fiscale è rinviata all’anno 2023, cioè in un anno in cui ogni operazione effettuata dovrà essere documentata tramite l’emissione di fatture esclusivamente in formato elettronico.

In realtà è prevista anche un’ulteriore condizione non meno importante di quelle fino ad ora esaminate. Il contribuente dovrà manifestare all’Agenzia delle entrate la volontà di avvalersi della predetta riduzione dei termini di accertamento. La comunicazione dovrà essere effettuata nella dichiarazione dei redditi. In particolare, le persone fisiche dovranno contrassegnare la casella posta in corrispondenza del rigo RS136 del Modello Redditi PF. Invece, le società di capitali dovranno contrassegnare la casella posta in corrispondenza del rigo RS269. La mancata comunicazione fa perdere efficacia all’agevolazione che non potrà più essere applicata.
In passato i contribuenti forfetari, non obbligati all’emissione delle fatture in formato elettronico, potevano beneficiare della riduzione dei termini di accertamento di un anno emettendo i documenti in formato digitale facoltativamente. L’art. 1, comma 74, L. n. 190/2014 intendeva così incentivare il ricorso alla fatturazione elettronica. Questa disposizione, ancora oggi valida per il passato, è destinata a produrre minori effetti. Nella maggior parte dei casi anche i contribuenti forfetari saranno obbligati all’emissione delle fatture in formato elettronico. Le fatture in formato analogico potranno ancora essere emesse dai soggetti di minori dimensioni il cui ammontare dei ricavi o compensi percepiti nell’anno precedente non hanno superato la soglia di 25.000 euro. In questo caso, se il contribuente forfetario avrà un fatturato documentato esclusivamente con fatture elettroniche, sarà possibile beneficiare della riduzione dei termini di accertamento di un anno.

Fonte Seac spa