Le operazioni transfrontaliere ed i recenti chiarimenti dell’Agenzia delle Entrate

Nella presente informativa si analizza la Circolare 13 luglio 2022, n. 26 con la quale l’Agenzia delle Entrate ha fornito chiarimenti in merito all’invio telematico dei dati relativamente alle operazioni transfrontaliere.

di Centro studi fiscale Seac

Con Circolare 13 luglio 2022, n. 26, l’Agenzia delle Entrate, rispondendo ad una serie di quesiti, ha fornito chiarimenti in merito alle nuove regole di trasmissione dei dati delle operazioni transfrontaliere (c.d. esterometro), introdotte dalla Legge di Bilancio 2021 ed in vigore dal 1° luglio 2022
In particolare, la Circolare esamina:

  • l’ambito di applicazione dell’esterometro;
  • le regole di compilazione dei file.xml per la trasmissione dei dati delle operazioni transfrontaliere.
  • le modalità di conservazione. 

L’esterometro: aspetti generali

Dal 1° luglio 2022 i dati relativi alle operazioni di cessione di beni e di prestazione di servizi effettuate e ricevute verso e da soggetti non stabiliti nel territorio dello Stato (ad eccezione di quelle per le quali è stata emessa una bolletta doganale, quelle per le quali siano state emesse o ricevute fatture elettroniche) vengono trasmesse  tramite SdI, secondo il formato previsto per la fattura elettronica.

A tal proposito si evidenzia che il recente “Decreto Semplificazioni” (art. 12, D.L. n. 73/2022) ha modificato il comma 3-bis, art. 1, D.L. n. 127/2015, escludendo dall’obbligo di invio telematico i dati delle operazioni di acquisto di beni e servizi territorialmente non rilevante ai fini IVA in Italia, ai sensi degli artt. da 7 a 7-octies, DPR n. 633/72, di importo non superiore a € 5.000 (inteso come ogni singola operazione).

OPERAZIONI ESCLUSE

A seguito delle modifiche sopra evidenziate, quindi, così come disposto dal comma 3-bis, art. 1, D.L. n. 127/2015, l’invio dei dati non è richiesto per le operazioni:

  • per le quali è stata emessa bolletta doganale;
  • per le quali è stata emessa o ricevuta fattura elettronica;
  • di acquisto di beni o servizi territorialmente non rilevante ai fini IVA in Italia ai sensi degli artt. da 7 a 7-octies, DPR n. 633/72 di importo non superiore a € 5.000 (considerando la singola operazione). 

TERMINE DI INVIO

Dal 1° luglio 2022 la trasmissione telematica dei dati relativi alle operazioni svolte nei confronti di soggetti non stabiliti nel territorio dello Stato è effettuata:

  • per le operazioni attive, entro i termini di emissione delle fatture o dei documenti che ne certificano i corrispettivi;
  • per le operazioni passive, entro il quindicesimo giorno del mese successivo a quello di ricevimento del documento comprovante l’operazione o di effettuazione dell’operazione.

Non vi è dunque un termine unico, fisso, ma “mobile”, legato a quello di emissione dei documenti che certificano i corrispettivi delle operazioni o, comunque, per gli acquisti, laddove tali documenti manchino oppure non siano tempestivi, a quello in cui le operazioni stesse si considerano effettuate. In particolare l’Agenzia fornisce alcuni esempi:

  • per le cessioni intracomunitarie e per le prestazioni di servizi rese ex art. 7-ter, DPR n. 633/1972, l’invio dei dati va effettuato entro il giorno 15 del mese successivo a quello di effettuazione dell’operazione;
  • per le cessioni di beni e prestazioni di servizi che si considerano effettuate fuori dell’Unione europea, non soggette all’imposta ai sensi degli articoli da 7 a 7-septies, DPR n. 633/1972 (normalmente fatturate ex art. 21, comma 6-bis nei termini “ordinari” previsti da tale norma, ossia entro 12 giorni dall’effettuazione dell’operazione), la comunicazione va trasmessa ordinariamente entro i citati 12 giorni;
  • per gli acquisti, ad esempio servizi ricevuti da un soggetto extra UE, in assenza di un documento comprovante l’operazione o laddove questo non pervenga tempestivamente, la trasmissione dovrà comunque avvenire entro il giorno 15 del mese successivo all’effettuazione dell’operazione, da individuarsi ai sensi dell’articolo 6, comma 6, DPR n. 633/1972 e, quindi, per rimanere al caso ipotizzato, il «momento in cui sono ultimate ovvero, se di carattere periodico o continuativo, alla data di maturazione dei corrispettivi. Se anteriormente al verificarsi di detti eventi indicati è pagato in tutto o in parte il corrispettivo, la prestazione di servizi si intende effettuata, limitatamente all’importo pagato, alla data del pagamento.

Ambito di applicazione dell’esterometro

L’Agenzia delle Entrate precisa come la trasmissione dei dati debba avere ad oggetto tutte le operazioni con soggetti esteri, compresi i consumatori privati; a tal proposito si evidenzia come  l’articolo 1, comma 3-bis, D.Lgs. n. 127/2015 non preveda una distinzione tra operatori economici e/o privati consumatori.

L’Agenzia, rileva come la ratio dell’adempimento non è quello di un controllo delle operazioni rilevanti ai fini IVA effettuate tra soggetti passivi ma, piuttosto, quello di monitorare tutte quelle operazioni in cui una delle parti è “estera”.

Come evidenziato dall’Agenzia in precedenti documenti di prassi e risposte rese a specifiche istanze dei contribuenti, ai fini dell’adempimento di tale obbligo di comunicazione:

  • è rilevante solo la circostanza che il soggetto non sia stabilito in Italia, indipendentemente dalla natura dello stesso;
  • non è significativo il fatto che l’operazione sia o meno rilevante, ai fini IVA, nel territorio nazionale.

Alla luce delle recenti modifiche introdotte dal D.L. n. 36/2022, che ha esteso l’obbligo di emissione della fattura elettronica a determinate categorie di soggetti in precedenza escluse, l’Agenzia precisa che  dal 1° luglio 2022 la regola generale in materia di fatturazione elettronica via SdI, non prevede più deroghe di ordine soggettivo, applicandosi a tutti coloro che svolgono attività d’impresa, arte o professione.
Tuttavia, come noto, tale obbligo non è applicabile a determinati soggetti (minimi, forfetari, coloro che hanno esercitato l’opzione agli articoli 1 e 2, Legge 398/1991)  che nell’anno precedente (2021) abbiano conseguito ricavi ovvero percepito compensi, ragguagliati ad anno, fino ad € 25.000.

L’Agenzia precisa che, alle condizioni e nei limiti accennati, forfetari ed enti non commerciali, compresi quelli del terzo settore, dal 1° luglio 2022, rientrano tra i soggetti passivi tenuti anche alla trasmissione telematica dei dati relativi alle cessioni di beni ed alle prestazioni di servizi effettuate/ricevute verso/da soggetti esteri.
Con riferimento agli enti non commerciali, così come in passato l’obbligo riguarderà le sole operazioni realizzate nella sfera commerciale dell’ente.

Le regole di compilazione del file .xml

Nella comunicazione dei dati relativa alle operazioni transfrontaliere non è necessario riportare gli stessi dati indicati nella fattura, vale a dire “natura, qualità e quantità dei beni e dei servizi formanti oggetto dell’operazione“.

A tal proposito, infatti, l’Agenzia delle Entrate nella Circolare in commento precisa che, sia per le operazioni attive che per le operazioni passive (che danno luogo all’integrazione del documento ricevuto) il campo “Descrizione” potrà essere valorizzato – in via semplificativa – riportando la parola “BENI” ovvero la parola “SERVIZI” o, se nella fattura sono riportati sia beni che servizi, le parole “BENI E SERVIZI”, rinviando alla descrizione contenuta nella fattura emessa e/o nel documento di dettaglio ricevuto.

IL FILE .XML ED I CODICI TD17, TD 18 E TD19

Come noto per l’acquisto di beni e servizi dall’estero è necessario indicare, sul file .xml, determinati codici documento. In particolare:

  • il Tipo Documento TD17: è relativo all’integrazione o all’autofattura per acquisti di servizi dall’estero;
  • il Tipo Documento TD18: è relativo all’integrazione per acquisto di beni intracomunitari;
  • il Tipo Documento TD19: è relativo all’integrazione o all’autofattura per acquisti di beni ex art. 17, comma 2, D.P.R. n. 633/1972 (beni territorialmente rilevanti ai fini IVA, diversi dagli acquisti intracomunitari e dalle importazioni).

A tal proposito l’Agenzia delle Entrate ha precisato che i file sopra descritti (come identificati dal Tipo Documento), unitamente alle ricevute generate da SdI al momento del loro invio/ricezione, costituiscono prova dell’avvenuta trasmissione e di adempimento dell’obbligo della comunicazione dei dati, previsto dall’articolo 1, comma 3-bis, D.Lgs. n. 127/2015 (invio telematico dei dati relativo alle operazioni di cessione di beni e prestazioni di servizi effettuate e ricevute verso e da soggetti non stabiliti nel territorio dello Stato).Gli obblighi di integrazione di un documento ricevuto e di autofatturazione, da un lato, e di invio dei dati delle operazioni transfrontaliere (esterometro) dall’altro, sono tra loro autonomi; tuttavia un unico adempimento può, in alcuni casi, soddisfare entrambi.

Non vi è l’obbligo di assolvere ai doveri di integrazione/autofatturazione mediante la trasmissione dei dati tramite file .xml utilizzando i tipo documento TD17, TD18 e TD19.
Come precisato dall’Agenzia delle Entrate, infatti, l’integrazione della fattura ricevuta o l’emissione dell’autofattura potrebbe avvenire, ad esempio, anche in forma analogica.

È evidente, però, che il mancato/tardivo invio dei dati secondo le modalità previste dal Provvedimento 30 aprile 2018, e le relative specifiche tecniche, costituisce una violazione dell’art. 1, comma 3-bis, D.Lgs. n. 127/2015.

Le operazioni con San Marino

L’Agenzia ritiene opportuno fare una precisazione circa le operazioni con San Marino (a tal proposito si rimanda alla Informativa Fiscale n. 79).
In particolare, l’art. 6, Decreto MEF 21 giugno 2021, individua le modalità di emissione della fattura elettronica relativamente alle cessioni di beni effettuate da soggetto residente nella Repubblica di San Marino, nei confronti di un soggetto italiano.
Secondo il successivo comma 8, se la fattura elettronica, emessa ai sensi dell’art. 6, non indica l’ammontare dell’IVA dovuta, l’operatore economico italiano (al quale è stata recapitata la fattura elettronica) assolve l’imposta, integrando il documento ricevuto via SdI, ai sensi dell’art. 17, comma 2, D.P.R. n. 633/1972.
In tale fattispecie, quindi, il soggetto italiano che riceve via SdI la fattura elettronica da quello sammarinese trasmette allo SdI un file con tipo documento TD19, compilando l’aliquota e l’imposta da registrare in contabilità.

IVA: LA DETRAZIONE DELL’IMPOSTA E ASPETTI GENERALI

In caso di tardiva trasmissione dei dati delle operazioni passive non si concretizza anche il tardivo assolvimento dell’imposta tramite integrazione o autofattura.

Come precisato dall’Agenzia occorre tenere distinta l’integrazione della fattura/documento ricevuto, dall’autofatturazione – la quale presuppone l’assenza del documento originario.
In entrambi i casi il tardivo assolvimento dell’imposta costituisce violazione legata al mancato tempestivo versamento dell’IVA eventualmente dovuta (artt. 6 e 13, D.Lgs. n. 471/1997), autonoma rispetto alla tardiva (od omessa) trasmissione dei dati delle operazioni con l’estero (art. 11, comma 2-quater, D.Lgs. n. 471/1997).     

In linea generale il momento in cui vengono trasmessi i dati relativi alle operazioni passive, non incide sulla detrazione dell’IVA sugli acquisti, a meno che la trasmissione dei dati avvenga utilizzando tipologie di documenti che assolvono agli obblighi di autofatturazione in sostituzione della stessa. 
In tale fattispecie, precisa l’Agenzia, la tardiva autofatturazione e conseguente annotazione nei registri IVA impedisce il diritto alla detrazione dell’imposta,  fino al corretto adempimento.

La conservazione

Con la Circolare in commento, infine, l’Agenzia precisa che la nuova disciplina di trasmissione dei dati delle operazioni transfrontaliere (esterometro) non ha inciso sugli obblighi e sulle modalità di conservazione delle fatture relative alle operazioni transfrontaliere.A tal proposito si riporta quanto disposto dall’art. 39, comma 3, D.P.R. n. 633/1972 (c.d. “Decreto IVA”):

“I registri, i bollettari, gli schedari e i tabulati, nonché le fatture, le bollette doganali e gli altri documenti previsti dal presente decreto devono essere conservati a norma dell’articolo 22 del decreto del Presidente della Repubblica 29 settembre 1973, n. 600. Le fatture elettroniche sono conservate in modalità elettronica, in conformità alle disposizioni del decreto del Ministro dell’economia e delle finanze adottato ai sensi dell’articolo 21, comma 5, del decreto legislativo 7 marzo 2005, n. 82 [i.e., in particolare, il decreto del Ministro dell’economia e delle finanze 17 giugno 2014, ndr.]. Le fatture create in formato elettronico e quelle cartacee possono essere conservate elettronicamente. […]”.

Qualora il soggetto residente o stabilito in Italia emetta una fattura elettronica verso il soggetto estero attraverso SdI, utilizzando un codice destinatario comunicato dal cliente e indicando nel codice paese del cessionario/committente un valore diverso da IT, assolve all’obbligo di cui all’articolo 1, comma 3-bis, D.Lgs. n. 127/2015 (invio telematico dei dati relativo alle operazioni di cessione di beni e prestazioni di servizi effettuate e ricevute verso e da soggetti non stabiliti nel territorio dello Stato) e la fattura va conservata in modalità elettronica applicando le disposizioni di cui all’articolo 39, comma 3, secondo periodo, D.P.R. n. 633/1972.Se non è stata emessa una fattura elettronica tramite SdI o non è stata emessa bolletta doganale è necessario utilizzare il codice destinatario “XXXXXXX” e indicare il codice paese del cessionario/committente diverso da IT. In questo caso il file contenente i dati della fattura non viene recapitato da SdI al cessionario/committente.
Non trattandosi di una fattura elettronica, si applicano le disposizioni di cui all’articolo 39, comma 3, terzo periodo, D.P.R. n. 633/1972 e pertanto il documento, che va comunque conservato, potrà essere conservato elettronicamente.

Con riferimento agli acquistiladdove l’autofatturazione avvenga solo tramite SdI utilizzando i relativi codici, vi è obbligo di conservazione elettronica; tale obbligo diventa una possibilità in presenza di un documento (analogico o meno) extra SdI.
L’integrazione via SdI di fatture e documenti ricevuti da soggetti esteri, per mezzo di altro canale, non esclude che anche questi vadano correttamente conservati (in forma analogica od elettronica).
Ulteriormente l’Agenzia precisa che:

  • la fattura originale ricevuta o emessa extra SdI va conservata; non è ammessa in sostituzione di ciò la conservazione del file .xml trasmesso a SdI per adempiere all’obbligo dell’esterometro;
  • è possibile allegare al file .xml il pdf della fattura inviata al cliente estero ed in questo modo si può considerare assolto l’obbligo di conservazione sostitutiva. Lo stesso vale per le operazioni passive, qualora al file TD17/TD18/TD19 è allegata la fattura del fornitore estero;
  • i file .xml inviati per adempiere all’obbligo dell’esterometro costituiscono documenti fiscalmente rilevanti ai sensi del D.M. 17 giugno 2014 e come tali vanno conservati in modo elettronico;
  • con l’invio dei file .xml ai fini dell’esterometro è possibile assolvere all’imposta di bollo ai sensi dall’art. 6, D.M. 17 giugno 2014: a tal fine è necessario valorizzare con “SI” il campo 2.1.1.6.1 <BolloVirtuale>. In questo modo il dato sarà preso in considerazione ed esposto nell’elenco A del servizio online messo a disposizione dall’Agenzia delle Entrate nel portale Fatture e Corrispettivi per il calcolo e il pagamento con F24 dell’imposta di bollo.
Infine l’Agenzia specifica che usufruendo del servizio gratuito di conservazione messo a disposizione dall’Agenzia, per tutti i documenti informatici transitati via SdI i relativi obblighi di conservazione “a norma” saranno automaticamente rispettati.     

Fonte Seac spa