Il trattamento impositivo dei servizi mensa, dei buoni pasto e delle indennità sostitutive a favore dei dipendenti

A norma dell’articolo 51, comma 1, del TUIR, costituiscono reddito di lavoro dipendente tutte le somme e i valori che il dipendente percepisce nel periodo d’imposta, a qualunque titolo, anche sotto forma di erogazioni liberali, in relazione al rapporto di lavoro. Esistono, però, talune eccezioni al suddetto principio di omnicomprensività: ai sensi dell’articolo 51, comma 2, lett. c), del TUIRnon concorrono, infatti, a formare il reddito del lavoratore dipendente: i) la somministrazione di vitto da parte del datore di lavoro e quelle in mense organizzate direttamente dal datore di lavoro o gestite da terzi; ii) le prestazioni sostitutive delle somministrazioni di vitto, fino all’importo complessivo giornaliero di 4 euro, aumentato a 8 euro nel caso in cui le stesse siano rese in forma elettronica; iii) le indennità sostitutive delle somministrazioni di vitto, corrisposte agli addetti ai cantieri edili, ad altre strutture lavorative a carattere temporaneo o ad unità produttive ubicate in zone dove manchino strutture o servizi di ristorazione, fino all’importo complessivo giornaliero di euro 5,29. Si ricorda che: i) il datore di lavoro è libero di scegliere la modalità che ritiene più facilmente adottabile in funzione delle proprie esigenze organizzative e dell’attività svolta e può anche prevedere più sistemi contemporaneamente; ii) lo stesso dipendente, con riferimento alla medesima giornata lavorativa, non può però usufruire del servizio di mensa e utilizzare anche il ticket restaurant o ricevere l’indennità sostitutiva del servizio di mensa; iii) in presenza di indennità sostitutiva e di “buono pasto”, non è possibile cumulare i due importi fino al raggiungimento della soglia di esenzione di 5,29 euro giornalieri, ma è necessario assoggettare integralmente a tassazione uno dei due.

di Sandro Cerato – Dottore Commercialista e pubblicista

A norma dell’articolo 51, comma 1, del TUIR, costituiscono reddito di lavoro dipendente tutte le somme e i valori che il dipendente percepisce nel periodo d’imposta, a qualunque titolo, anche sotto forma di erogazioni liberali, in relazione al rapporto di lavoro.

Tale principio di onnicomprensività è mitigato dalla lettera c) del successivo comma 2 (come da ultimo modificata dall’articolo 1, comma 677, della Legge n. 160/2019), che prevede un’elencazione tassativa delle somme e dei valori, percepiti in relazione al rapporto di lavoro dipendente che, in deroga al richiamato comma 1, non concorrono a formare il reddito.

In particolare, come verrà meglio approfondito nel prosieguo del presente intervento, non concorrono a formare il reddito da lavoro dipendente, le somme afferenti:

  • le somministrazioni di vitto da parte del datore di lavoro e quelle in mense organizzate direttamente dal datore di lavoro o gestite da terzi;
  • le prestazioni sostitutive delle somministrazioni di vitto, fino all’importo complessivo giornaliero di 4 euro, aumentato a 8 euro nel caso in cui le stesse siano rese in forma elettronica;
  • le indennità sostitutive delle somministrazioni di vitto, corrisposte agli addetti ai cantieri edili, ad altre strutture lavorative a carattere temporaneo o ad unità produttive ubicate in zone dove manchino strutture o servizi di ristorazione, fino all’importo complessivo giornaliero di euro 5,29.

Beneficiari dei servizi di mensa, delle prestazioni e indennità sostitutive

La totale o parziale esclusione dalla formazione del reddito imponibile delle suindicate prestazioni è subordinata alla condizione che le stesse siano offerte alla generalità dei dipendenti (o a categorie omogenee di essi):

  • tenuto conto delle differenti categorie previste nel Codice civile (dirigenti, quadri, operai e impiegati) e;
  • avuto riguardo di tutti i dipendenti in possesso di una certa caratteristica (tipo di qualifica, livello contrattuale, tutti i dipendenti impiegati in un medesimo stabilimento, ecc.).

Diversamente, le medesime erogazioni offerte solo a taluni lavoratori concorrono integralmente alla formazione del reddito di lavoro dipendente di quest’ultimi (Circolare n. 5/E/2018).

A differenza di altre fattispecie contenute nell’articolo 51, comma 2, del TUIR1il requisito dell’attribuzione del beneficio alla generalità o a categorie di dipendenti non è previsto dalla norma, ma solo da un provvedimento di prassi dell’Amministrazione finanziaria. Per tale ragione, è stato sostenuto da autorevole dottrina che il requisito in esame (generalità o categorie di dipendenti), essendo previsto solo dalla circolare e non dalla norma, costituirebbe un’interpretazione priva di fondamento e per tale ragione inapplicabile sia alle prestazioni o indennità sostitutive, sia alle somministrazioni di vitto (in tal senso Leo M. “Le imposte sui redditi nel Testo Unico”, Giuffrè, 2018, p. 847).

Rapporti tra servizi di mensa, prestazioni sostitutive e indennità sostitutive

Prima di entrare nel merito di ciascuna delle fattispecie considerate dall’articolo 51, comma 2, lett. c), del TUIR (servizi di mensa, prestazioni sostitutive e indennità sostitutive), si ricorda quanto precisato dall’Amministrazione Finanziaria con la C.M. 326/E/1997, ovverosia che:

  • il datore di lavoro è libero di scegliere la modalità che ritiene più facilmente adottabile in funzione delle proprie esigenze organizzative e dell’attività svolta e può anche prevedere più sistemi contemporaneamente;
Così, ad esempio, il datore di lavoro può istituire il servizio di mensa per una categoria di dipendenti, il sistema dei ticket restaurant per un’altra categoria e provvedere all’erogazione di un’indennità sostitutiva per un’ulteriore categoria. In alternativa, il datore di lavoro potrà istituire il servizio di mensa e nello stesso tempo corrispondere un’indennità sostitutiva o i ticket restaurant ai dipendenti che, per esigenze di servizio, non possono usufruire del servizio mensa;
  • lo stesso dipendente, con riferimento alla medesima giornata lavorativa, non può però usufruire del servizio di mensa e utilizzare anche il ticket restaurant o ricevere l’indennità sostitutiva del servizio di mensa;
  • in presenza di indennità sostitutiva e di “buono pasto”, non è possibile cumulare i due importi fino al raggiungimento della soglia di esenzione di 5,29 euro giornalieri, ma è necessario assoggettare integralmente a tassazione uno dei due.

ESEMPIO

Nel caso, ad esempio, di un buono pasto del valore di euro 3,50 e di un indennità sostitutiva di mensa di euro 1,50 sebbene la loro somma complessiva (Euro 5,00) sia inferiore al limite di euro 5,29 il datore di lavoro dovrà scegliere quale dei due importi assoggettare a tassazione.

La somministrazioni di vitto da parte del datore di lavoro

Ai sensi dell’articolo 51, comma 2, lett. c), del TUIR, sono totalmente escluse dal reddito di lavoro dipendente:

  • le somministrazioni di vitto in mense organizzate dal datore di lavoro o gestite da terzi, ivi incluse quelle sottostanti a convenzioni stipulate dal datore di lavoro con i ristoranti, ovvero con esercizi pubblici convenzionati (Risoluzione n. 63/E/2005), nonché;
  • la fornitura di cestini preconfezionati contenenti il pasto dei dipendenti (Circolare n. 326/E/1997).

MODALITÀ DI ESECUZIONE DEL SERVIZIO MENSA

Gestione diretta del servizio mensaLa gestione diretta della mensa da parte dell’impresa è caratterizzata dal fatto che l’impresa provvede direttamente all’organizzazione del servizio di mensa per i propri dipendenti e, cioè, alla preparazione e somministrazione degli alimenti e bevande.Può esserci anche una gestione diretta “impropria”, caratterizzata dal fatto che l’impresa provvede alla somministrazione ai propri dipendenti di alimenti e bevande non preparati dalla stessa ma forniti da terzi.
Gestione indiretta del servizio mensaLa gestione della mensa può essere anche “indiretta”, vale a dire data in appalto a terzi o gestita sulla base di contratti di somministrazione o di apposite convenzioni. Secondo l’Amministrazione finanziaria, non è, però, sufficiente l’esistenza del solo contratto di appalto per configurare il concetto di mensa aziendale, ma è necessaria la sussistenza dell’obbligo assunto dall’appaltatore di fornire la prestazione esclusivamente ai dipendenti del soggetto appaltante (Risoluzione n. 202/2002).
Come chiarito dalla Circolare n. 326/E/1997, non costituiscono compensi in natura, ad esempio, i pasti consumati dai collaboratori domestici e dai camerieri o dal cuoco di un ristorante. Analogo trattamento è riservato ai pasti consumati dal personale imbarcato su navi, treni e aerei (Relazione governativa al D.Lgs. 2 settembre 1997 n. 314).

MENSA AZIENDALE “DIFFUSA” (CARD ELETTRONICHE)

Secondo quanto precisato dall’Amministrazione Finanziaria (Risoluzione n. 63/E/2005), costituisce un servizio di “mensa aziendale diffusa” l’attribuzione di card elettroniche dotate di apposito badge elettronico e predisposte con i seguenti specifici vincoli:

  • consentono una sola prestazione giornaliera limitatamente ai giorni di effettiva presenza in servizio;
  • non consentono di posticipare nel tempo la fruizione della prestazione e, pertanto, il dipendente che non consuma il pasto non può più recuperarlo nei giorni successivi.
Le card in possesso di tali caratteristiche non rappresentano titoli di credito, ma consentono unicamente di individuare il dipendente che quel giorno ha diritto a ricevere la somministrazione del pasto. Il dipendente può, quindi, rivolgersi ai diversi esercizi pubblici che, avendo sottoscritto la convenzione, sono abilitati a gestire la card elettronica.

SERVIZIO SOSTITUTIVO DI MENSA CON “APP MOBILE”

Nel principio di diritto 8 ottobre 2018 n. 3, è stato affermato, invece, che il servizio sostitutivo di mensa reso con “App mobile” per smartphone non concorre alla formazione del reddito di lavoro dipendente ai sensi dell’articolo 51, comma 2, lett. c), del TUIR, essendo tale servizio assimilabile ai servizi sostitutivi di mensa resi a mezzo dei buoni pasto, di cui si dirà in seguito.

Tuttavia, è stato condivisibilmente osservato in dottrina che il principio di diritto in commento non riporta alcun riferimento al limite di non imponibilità giornaliero previsto per i buoni pasto elettronici, fermandosi alle mense aziendali. In considerazione di ciò (mancato richiamo alla soglia di esenzione giornaliera prevista per i buoni pasto elettronici), l'”App mobile” in questione sembra sia assimilata più che altro alle “card elettroniche”, denominate “mensa aziendale diffusa”, con l’effetto che le prestazioni rese attraverso l’App mobile non dovrebbero mai concorrere alla formazione del reddito di lavoro dipendente, a prescindere dal superamento o meno della soglia di esenzione prevista per i buoni pasto elettronici (7,00 euro fino al 2019, 8,00 euro dal 2020).

DEDUCIBILITÀ DELLE SPESE DI MENSA IN CAPO ALLA SOCIETÀ

Le spese sostenute per la gestione della mensa aziendale sono completamente deducibili dal reddito d’impresa. Come chiarito dall’Amministrazione Finanziaria con la circolare n. 6/E/2009:

  • l’ipotesi di spese sostenute da un’impresa per la gestione diretta di un servizio di mensa aziendale non può essere ricondotta all’ambito applicativo della limitazione del 75% alla deducibilità di cui all’articolo 109, comma 5, del TUIR.
In questa ipotesi, infatti, le spese sostenute dal datore di lavoro riguardano l’acquisto di beni e servizi ed eventualmente quelle per la manodopera da utilizzare per la preparazione di pasti da somministrare e non l’acquisto di una somministrazione di alimenti e bevande.
  • nell’ipotesi in cui la mensa sia gestita da terzi, il relativo costo non subisce limitazioni alla deducibilità, tenuto conto che lo stesso è sostenuto per l’acquisizione di un servizio complesso non riducibile alla semplice somministrazione di alimenti e bevande.
Secondo quanto precisato dall’Agenzia delle Entrate (Circolare n. 6/E/2020), anche l’ipotesi in cui l’impresa stipuli una convenzione con un esercizio pubblico per fornire un servizio di mensa esterna ai propri dipendenti non può essere ricondotta alla fattispecie prevista dall’articolo 109,comma 5, del TUIR. Conseguentemente, l’importo che, in base alla convenzione stipulata, il datore di lavoro paga all’esercente un pubblico esercizio, quale corrispettivo per i pasti consumati dai dipendenti, costituisce un costo che non subisce limitazioni alla deducibilità in quanto lo stesso è sostenuto per l’acquisizione di un servizio di mensa (esterna), cioè di un servizio complesso, non riducibile alla semplice somministrazione di alimenti e bevande.

Le prestazioni sostitutive delle somministrazioni di vitto

Ai sensi dell’articolo 51, comma 2, lett. c) del TUIR, come sostituito dall’articolo 1, comma 677 della Legge n. 160/2019, a decorrere dall’1 gennaio 2020sono escluse dal reddito di lavoro dipendente le prestazioni sostitutive di mensa sotto forma di “buoni pasto”:

  • fino all’importo complessivo giornaliero di 4 euro (in luogo del precedente limite di 5,29 euro), per i buoni pasto “cartacei“, ovvero;
  • fino all’importo complessivo giornaliero di 8 euro (in luogo del precedente limite di 7 euro), per i buoni pasto“elettronici”.
L’importo dei buoni pasto che eccede il suddetto limite concorre a formare il reddito di lavoro dipendente, non potendo essere considerato assorbibile dalla soglia di esenzione prevista dall’articolo 51, comma 3, del TUIR di euro 258,23 ( euro 516,46, limitatamente ai periodi d’imposta 2020 e 2021).

CARATTERISTICHE DEI BUONI PASTO

Il D.M. 7 giugno 2017 n. 122 definisce le caratteristiche dei buoni pasto e individua gli esercizi presso i quali può essere erogato il servizio sostitutivo di mensa reso a mezzo dei buoni pasto. In estrema sintesi, per buono pasto (o “ticket restaurant”) si intende il documento di legittimazione, anche in forma elettronica, che attribuisce:

  • al titolare, ai sensi dell’art. 2002 C.c., il diritto a ottenere il servizio sostitutivo di mensa (vale a dire, la somministrazione di alimenti e bevande e le cessioni di prodotti alimentari pronti per il consumo) per un importo pari al valore facciale del buono e;
  • all’esercizio convenzionato, il mezzo per provare l’avvenuta prestazione nei confronti delle società di emissione (art. 2 co. 1 lett. c) del D.M. 7 giugno 2017).
Viene inoltre stabilito che il buono pasto:
non è cedibile;non è cumulabile oltre il limite di otto buoni;
non è commercializzabile o convertibile in denaro;
– è utilizzabile solo dal titolare;
– è utilizzabile esclusivamente per l’intero valore facciale (non da diritto a resto in denaro)

IRRILEVANZA AI FINI FISCALI DEL LIMITE DI CUMULO

Come indicato nel principio di diritto Agenzia delle Entrate n. 6 del 12 febbraio 2019, i suddetti limiti di esenzione (4 euro per i buoni pasto cartacei e 8 euro per quelli elettronici) devono essere verificati sulla base del valore nominale dei buoni erogati e prescindono dal numero di buoni utilizzati, che potrebbe essere anche superiore al limite di otto previsto dall’articolo 4, comma 1, lett. d) del D.M. 7 giugno 2017.

ESEMPLIFICAZIONE

Stando a quanto esposto, ai fini fiscali potrebbero quindi essere utilizzati, ad esempio, anche nove buoni pasto, purché venga rispettato il limite di esenzione di 4 euro giornalieri o di 8,00 euro per quelli elettronici, da verificarsi sulla base del valore nominale di ciascun buono erogato.

BUONI PASTO E DIPENDENTI IN SMART WORKING

Posto che il D.M. 7 giugno 2017 consente l’utilizzo dei buoni pasto anche da parte dei lavoratori a tempo parziale e anche qualora l’orario di lavoro non preveda una pausa per il pasto, consegue che i limiti di esenzione dal reddito di lavoro dipendente previsti dall’art. 51 co. 2 lett. c) del TUIR sono applicabili anche ai buoni pasto concessi ai dipendenti che lavorano in smart working. In tal senso, anche l’Amministrazione Finanziaria (DRE Lazio risposta a Interpello n. 956-2631/2020 e risposta interpello Agenzia delle Entrate 22 febbraio 2021 n. 123) che ha sostanzialmente confermato l’irrilevanza della modalità di svolgimento dell’attività lavorativa ai fini dell’applicazione del regime di favore per i buoni pasto, in considerazione del fatto che l’articolo 4 del citato D.M. 7 giugno 2017 n. 122, pur non avendo natura tributaria, assume rilevanza anche ai fini fiscali.

Di opinione differente, il Tribunale di Venezia (Decreto 8 luglio 2020 n. 3463) secondo cui i buoni pasto non sono dovuti al lavoratore in smart working in quanto, ai fini della loro maturazione, è necessario che l’orario di lavoro sia organizzato con specifiche scadenze orarie e che il lavoratore consumi il pasto al di fuori dell’orario di servizio, condizioni che nello svolgimento della prestazione lavorativa in modalità di lavoro agile non sussistono essendo il lavoratore libero di organizzare come meglio crede la prestazione sotto il profilo della collocazione temporale2.

DEDUCIBILITÀ IN CAPO ALLA SOCIETÀ

Come precisato dall’Amministrazione Finanziaria (Circolare n. 6/E/2009), le spese sostenute per l’acquisto di buoni pasto sono completamente deducibili dal reddito d’impresa: i costi sostenuti dal datore di lavoro per l’acquisto di ticket restaurant restano, infatti, fuori dall’ambito applicativo della limitazione del 75% alla deducibilità di cui all’articolo 109, comma 5, del TUIR, rappresentando l’acquisto di un servizio complesso, non riconducibile alla sola somministrazione di alimenti e bevande.

Indennità sostitutive di mensa

L’indennità sostitutiva di mensa, il cui importo può essere deciso discrezionalmente dalle società che la eroga, è un corrispettivo in denaro integrato nella retribuzione ordinaria, attribuibile sia ai collaboratori part-time che a quelli a tempo pieno: la citata indennità è di regola interamente soggetta a tassazione e concorre alla determinazione dell’imponibile fiscale e contributivo del dipendente a cui la stessa è destinata. Tuttavia, ai sensi del citato articolo 51, comma 2, lett. c), del TUIR, sono escluse dalla formazione del reddito di lavoro dipendente, fino all’importo complessivo giornaliero di euro 5,29, le indennità sostitutive delle somministrazioni di vitto, corrisposte agli addetti:

  • ai cantieri edili;
La fattispecie riguarda, essenzialmente, i luoghi in cui, fino all’ultimazione dei lavori, sono concentrati mezzi, macchinari, attrezzi, depositi di materiale, costruzioni precarie e, in genere, tutto l’occorrente all’edificazione di case, strade, ponti, dighe, acquedotti, ecc..
  • ad altre strutture lavorative a carattere temporaneo o;
Sono tali, ad esempio, i cantieri per le riparazioni stradali o talune strutture del settore spettacolo. Il requisito della “temporaneità” ricorre anche nei casi di stagionalità dell’attività svolta dal lavoratore dipendente (relazione governativa al D.Lgs. 23 marzo 1998 n. 56)3.
  • ad unità produttive ubicate in zone dove manchino strutture o servizi di ristorazione.
Concorrono, pertanto, a formare il reddito di lavoro dipendente, secondo le regole ordinarie di cui all’articolo 51, comma 1, del TUIR e solo per la parte che eccede 5,29 euro, le indennità di mensa corrisposte, ad esempio, ai lavoratori delle imprese edili o la panatica dei marittimi a terra.

Per verificare se si rientra o meno nella fattispecie di esclusione contemplata dalla norma, occorre effettuare una valutazione dei singoli casi concreti, atteso che la disposizione non consente di individuare criteri di carattere generale per stabilire la sussistenza delle predette unità produttive. A questo proposito, con la risoluzione n. 41/E/2000 è stato chiarito che l’esclusione dal concorso alla determinazione del reddito riguarda solo quelle categorie di lavoratori per le quali ricorrano contemporaneamente le seguenti condizioni:

  • è richiesto un orario di lavoro che comporti la pausa per il vitto, con esclusione, quindi, di tutti i dipendenti ai quali viene attribuita una indennità sostitutiva di mensa, in funzione della particolare articolazione dell’orario di lavoro che non consente a costoro di fruire della pausa pranzo;
  • il dipendente sia addetto ad una unità produttiva, con esclusione di coloro che non sono stabilmente assegnati ad una “unità” intesa come sede di lavoro;
  • la suddetta unità sia ubicata in un luogo che, in relazione al periodo di pausa concesso per il pasto, non consenta di recarsi, senza l’utilizzo di mezzi di trasporto, al più vicino luogo di ristorazioneper l’utilizzo di buoni pasto.
Resta inteso che, al di fuori delle ipotesi contemplate dalla disciplina in esame, le indennità sostitutive di mensa concorrono integralmente alla formazione del reddito di lavoro dipendente.

INDENNITÀ SOSTITUTIVE DI MENSA IN CASO DI ASSENZA DI SERVIZI DI RISTORAZIONE A CAUSA DEL CORONAVIRUS

Con la risposta ad Interpello n. 301 del 2.9.2020, è stato precisato che non concorre a formare il reddito di lavoro dipendente, nel limite di 5,29 euro, l’indennità sostitutiva di mensa erogata ai dipendenti che non hanno potuto utilizzare il badge elettronico presso gli esercizi convenzionati chiusi a causa del Coronavirus.

Secondo l’Agenzia delle Entrate la fattispecie è riconducibile alle indennità sostitutive delle somministrazioni di vitto corrisposte agli addetti di unità produttive ubicate in zone dove manchino strutture o servizi di ristorazione (art. 51 co. 2 lett. c) del TUIR), vista la chiusura per legge di tali strutture disposta temporaneamente dal Governo per fronteggiare l’emergenza Covid-19.

INDENNITÀ SOSTITUTIVE DI MENSA GESTITE CON APP

Con la precedente risposta ad interpello n. 122 del 24 aprile 2020, l’Agenzia delle Entrate ha chiarito, invece, che l’indennità sostitutiva di mensa, corrisposta da una società ai propri dipendenti tramite un’applicazione per smartphone, concorre integralmente, ai fini IRPEF, alla determinazione del reddito di lavoro dipendente del percettore, a meno che sia possibile far valere l’esclusione dal reddito, fino all’importo di 5,29 euro, contemplata dall’articolo 51, comma 2, lett. c), del TUIR: è necessario, quindi, che l’erogazione sia rivolta alla generalità dei dipendenti (o a categorie omogenee di essi ) e che le indennità in parola siano corrisposte “agli addetti ai cantieri edili, ad altre strutture lavorative a carattere temporaneo o a unità produttive ubicate in zone prive di strutture di ristorazione”.

Deducibilità dell’indennità sostitutiva di mensa in capo alla società

Resta inteso che le indennità sostitutive di mensa erogate ai dipendenti sono completamente deducibili dal reddito d’impresa.

FattispecieTrattamento in capo al dipendente
Somministrazioni di vitto da parte del datore di lavoroNon concorrono a formare il reddito di lavoro dipendente.
Somministrazioni di vitto in mense sia direttamente organizzate dal datore di lavoro, sia nell’ipotesi di mensa gestita da terzi.Non concorrono a formare il reddito di lavoro dipendente.
Fornitura di cestini preconfezionati.Non concorrono a formare il reddito di lavoro dipendente.
Somministrazione del servizio mensa mediante convenzioni con esercizi pubblici (es. bar e ristoranti)Non concorrono a formare il reddito di lavoro dipendente.
Prestazioni sostitutive (buoni pasto)Concorrono a formare il reddito di lavoro del dipendente per la parte eccedente la soglia di 4,00 euro giornalieri o 8,00 euro se in formato elettronico.
Indennità sostitutiveIn linea generale, concorrono per intero a formare il reddito di lavoro del dipendente.
Nel solo caso in cui l’indennità sostitutiva sia erogata agli addetti ai cantieri edili, ad altre strutture lavorative a carattere temporaneo o ad unità produttive ubicate in zone dove manchino strutture o servizi di ristorazione, concorre a formare il reddito di lavoro del dipendente solo per la parte eccedente la soglia di 5,29 euro giornalieri.

1 Tale vincolo viene espressamente richiamato, ad esempio, con riferimento, ai servizi di trasporto collettivo dei dipendenti di cui alla lett. d) del co. 2 dell’art. 51 del TUIR, alle somme per l’acquisto di abbonamenti ai servizi di trasporto pubblico di cui alla lett. d-bis) del citato co. 2 e alle erogazioni per il welfare aziendale di cui alle lett. f), f-bis), f-ter) e f-quater) del citato comma.

2 La ratio della statuizione è chiara: i buoni pasto sono erogabili a condizione che il lavoratore effettui la pausa pranzo, avendo come finalità quella di conciliare, nell’ambito dell’organizzazione del lavoro, le esigenze del servizio con le esigenze quotidiane del lavoratore stesso, al quale viene consentita, se non è previsto un servizio mensa, la fruizione del pasto, con assunzione dei relativi costi da parte del datore di lavoro (Cass. 14 luglio 2016 n. 14388).

3 In tale fattispecie rientra, quindi, ad esempio: i) l’impianto per lo sfruttamento di cave di pietrisco ad uso edilizio; ii) l’impresa esercente attività estrattiva e titolare, per un periodo limitato di tempo, del diritto di escavazione di materiali inerti da un fondo rustico; iii) il cantiere dell’azienda che installa o ripara impianti; iv) il cantiere dell’azienda metalmeccanica che esegue presso terzi attività tipiche del settore (Monarca P. “Indennità sostitutiva di mensa: la disciplina per dipendenti e collaboratori”, Azienda&Fisco, 19, 2001, p. 839 ss.).

Fonte Seac spa