Il fondo patrimoniale e il mod. Redditi 2022

Con la costituzione di un fondo patrimoniale i coniugi possono “salvaguardare” i propri beni (immobili / mobili iscritti in pubblici registri / titoli di credito) da azioni esecutive da parte dei creditori per le obbligazioni sorte nell’ambito dell’esercizio dell’attività professionale o imprenditoriale, a seguito del vincolo di destinazione dei beni e dei relativi frutti al solo soddisfacimento dei bisogni della famiglia.
Ai fini delle imposte dirette i redditi dei beni che formano oggetto del fondo sono imputati al 50% a ciascun coniuge a prescindere dalle percentuali di proprietà dei beni stessi.

Il fondo patrimoniale, istituito per garantire il soddisfacimento dei bisogni della famiglia, può rappresentare anche uno strumento a disposizione dell’imprenditore / lavoratore autonomo per salvaguardare i beni familiari dall’aggressione dei creditori in caso di difficoltà economiche / fallimento dell’attività esercitata da uno dei coniugi.

I beni compresi nel fondo patrimoniale, infatti, sono sottoposti ad un vincolo di destinazione in base al quale gli stessi possono essere utilizzati esclusivamente per soddisfare i bisogni della famiglia e pertanto non possono essere aggrediti per saldare debiti maturati nell’attività imprenditoriale / professionale.

COSTITUZIONE E GESTIONE DEL FONDO

Il fondo patrimoniale è disciplinato dagli artt. da 167 a 171, C.c., ai sensi dei quali lo stesso è riservato alla famiglia, per cui è richiesta la presenza dell’atto di matrimonio (tale istituto non può essere quindi utilizzato da soggetti non coniugati ovvero non uniti civilmente).

Il fondo può essere costituito su iniziativa di uno o di entrambi i coniugi, ovvero per iniziativa di un terzo, anche per testamento, e deve essere:

  • costituito con atto pubblico;
  • trascritto nei pubblici registri;
  • annotato a margine dell’atto di matrimonio;
  • annotato sul titolo di credito nominativo confluito nel fondo.

Possono rientrare nel fondo patrimoniale:

  • beni immobili;
  • beni mobili iscritti in pubblici registri;
  • titoli di credito nominativi.

Detti beni e gli utili dagli stessi derivanti devono essere utilizzati per soddisfare sia i bisogni primari (vitto e alloggio) sia le esigenze che permettono l’armonico sviluppo della famiglia.

Sono esclusi tutti i beni che, anche se di elevato valore economico, non rientrano tra i beni che devono essere iscritti in pubblici registri (ad esempio, gioielli e oggetti d’arte).

n.b. Anche l’azienda non può essere oggetto di conferimento in un fondo patrimoniale.

I coniugi non possono fissare un termine temporale di durata del fondo, né prevedere clausole di risoluzione. La cessazione del fondo si verifica esclusivamente a seguito dello scioglimento del matrimonio per divorzio / annullamento / cessazione / morte di uno dei due coniugi ovvero, in presenza di figli minori, non prima del compimento della maggiore età dell’ultimo figlio.

n.b. Con la costituzione del fondo patrimoniale non nasce un autonomo soggetto giuridicamente rilevante, in quanto lo stesso non diventa proprietario dei beni.

L’istituzione del fondo non comporta necessariamente la ripartizione della proprietà dei beni tra i coniugi o, se costituito su iniziativa di un terzo, un suo trasferimento a favore degli stessi. I beni possono infatti appartenere ad uno solo dei coniugi o al terzo che ha inteso mantenerne la proprietà, concedendo solo il godimento e l’amministrazione dei beni conferiti.

Diversamente, l’amministrazione del fondo e quindi dei beni e degli utili dagli stessi derivanti spetta equamente ad entrambi i coniugi, che sono obbligati a gestirlo nell’interesse della famiglia.

Gli atti di amministrazione ordinaria possono essere compiuti dal singolo coniuge, mentre quelli di amministrazione straordinaria vanno eseguiti da entrambi congiuntamente.

Come disposto dall’art. 169, C.c, in caso di cessione dei beni che costituiscono il fondo è necessario il consenso di entrambi i coniugi, salvo deroga istituita in sede di costituzione dello stesso.

VINCOLO DI DESTINAZIONE DEI BENI E RAPPORTO CON I CREDITORI

Come sopra accennato, i beni che costituiscono il fondo patrimoniale sono soggetti ad un vincolo di destinazione in forza del quale gli stessi e i relativi frutti possono essere utilizzati esclusivamente per soddisfare i bisogni della famiglia e non per adempiere obbligazioni sorte nell’ambito di attività estranee alla famiglia, quali l’attività d’impresa / lavoro autonomo svolta da uno dei coniugi.

Questo aspetto risulta determinante nel rapporto con i creditori e con la possibilità di questi ultimi di ricorrere all’esecuzione coattiva in caso di inadempienza / fallimento dell’imprenditore o di insolvenza del lavoratore autonomo.

Come disposto dall’art. 2740, C.c. il debitore risponde dell’adempimento delle obbligazioni con ogni proprio bene, presente e futuro.

I beni che fanno parte del fondo patrimoniale, costituiscono una sorta di “patrimonio a se stante” rispetto a quelli sui quali i creditori possono rivalersi per far rispettare le obbligazioni che uno dei due coniugi ha contratto nell’esercizio della propria attività.

Assume quindi rilevanza la natura del debito: se lo stesso è contratto per i bisogni della famiglia è “aggredibile” dal creditore, mentre se è contratto per altre necessità è “non aggredibile” dal creditore.

n.b. Per rendere opponibile ai terzi il fondo patrimoniale, come sopra accennato, è necessario che a margine dell’atto di matrimonio siano annotati la data di costituzione, il notaio rogante e le generalità delle parti contraenti.

Va tuttavia considerato che l’esclusione dall’esecuzione dei terzi può venir meno se:

  • il creditore è assistito da ipoteca / altra garanzia reale sul bene facente parte del fondo;
  • la costituzione del fondo può essere ricondotta al solo scopo di non ottemperare agli obblighi verso i creditori ovvero “in frode ai creditori”.

Considerato che la costituzione del fondo patrimoniale rappresenta un “atto di disposizione” dei propri beni, ciò potrebbe far insorgere un pregiudizio della tutela dei creditori e pertanto è comunque riconosciuta l’operatività dell’azione revocatoria ordinaria prevista dall’art. 2901, C.c. ovvero di quella fallimentare.

A tal proposito l’art. 64, RD n. 267/42 (Legge fallimentare), dispone che

“sono privi di effetto rispetto ai creditori, se compiuti dal fallito nei due anni anteriori alla dichiarazione di fallimento, gli atti a titolo gratuito …”

ed il successivo art. 66, senza porre limitazioni temporali, prevede che

“il curatore può domandare che siano dichiarati inefficaci gli atti compiuti dal debitore in pregiudizio dei creditori secondo le norme del codice civile …”.

Per poter ottenere l’azione revocatoria è necessaria anche la conoscenza da parte del debitore del citato pregiudizio, ossia, se la costituzione del fondo è anteriore all’insorgenza del credito, la dolosa preordinazione finalizzata a pregiudicare il soddisfacimento dei creditori.

Come specificato dalla Corte di Cassazione nella sentenza 25.7.97, n. 6954 se i beni del fondo fanno parte della comunione ed il fallimento riguarda uno solo dei coniugi, l’inefficacia del fondo può riguardare solo la quota dei beni imputabile al coniuge fallito.

Sempre in merito all’esecuzione forzata sui beni e sui frutti del fondo patrimoniale l’art. 170, C.c. prevede che il creditore non può richiedere l’esecuzione se:

  • il debito sia derivato da fini estranei ai bisogni della famiglia;
  • il creditore sia stato a conoscenza dell’estraneità di tale obbligazione ai bisogni familiari.

Relativamente alla delicata questione riferita alla tutela del fondo patrimoniale nei confronti del Fisco (verosimilmente uno dei motivi per cui è stato costituito il fondo) merita evidenziare la posizione della giurisprudenza nel corso del tempo.

Sentenza
Corte di Cassazione5.3.2013, n. 5385
“L’art. 170 cod. civ., nel disciplinare le condizioni di ammissibilità dell’esecuzione sui beni costituiti nel fondo patrimoniale, detta una regola applicabile anche all’iscrizione di ipoteca non volontaria, ivi compresa quella di cui all’art. 77 del d.P.R. 3 marzo 1973, n. 602. Ne consegue che l’esattore può iscrivere ipoteca su beni appartenenti al coniuge o al terzo, conferiti nel fondo, qualora il debito facente capo a costoro sia stato contratto per uno scopo non estraneo ai bisogni familiari, ovvero quando – nell’ipotesi contraria – il titolare del credito, per il quale l’esattore procede alla riscossione, non conosceva l’estraneità ai bisogni della famiglia; viceversa, l’esattore non può iscrivere l’ipoteca – sicché, ove proceda in tal senso, l’iscrizione è da ritenere illegittima – nel caso in cui il creditore conoscesse tale estraneità”.
Ordinanza
Corte di Cassazione23.11.2015, n. 23876
“In tema di riscossione coattiva delle imposte, l’iscrizione ipotecaria di cui D.P.R. 602 del 1973, ex articolo 77, è ammissibile anche sui beni facenti parte di un fondo patrimoniale alle condizioni indicate dall’articolo 170 cod. civ., sicché è legittima solo se l’obbligazione tributaria sia strumentale ai bisogni della famiglia o se il titolare del credito non ne conosceva l’estraneità ai bisogni della famiglia, circostanze che non possono ritenersi dimostrate, né escluse, per il solo fatto dell’insorgenza del debito nell’esercizio dell’impresa”.
Sentenza
Corte di Cassazione25.6.2016, n. 10794
L’iscrizione ipotecaria di cui all’art. 77, DPR n. 602/73 va considerata “un atto riferito ad una procedura alternativa all’esecuzione vera e propria” e non “un atto di espropiazione forzata” e pertanto la stessa non è sottoposta ai limiti previsti dall’art. 170, C.c. L’iscrizione ipotecaria risulta propedeutica ad una eventuale fase esecutiva, la cui attivazione non è certa.
Ordinanza
Corte di Cassazione28.5.2020, n. 10166
La Corte di Cassazione, dopo aver ribadito che l’iscrizione ipotecaria sui beni costituenti il fondo è ammessa per i debiti contratti per motivi non estranei ai bisogni della famiglia ovvero quando il titolare del credito, per il quale l’esattore procede, non conosceva l’estraneità ai bisogni famigliari, ha evidenziato che grava sul debitore che intende invocare l’impignorabilità di tali beni l’onere di provare l’estraneità del debito alle esigenze familiari o la consapevolezza del creditore.
Ordinanza
Corte di Cassazione7.6.2021, n. 15741
La prova che l’obbligazione sia stata contratta non per far fronte ai bisogni della famiglia ma per altre e diverse finalità, nonché la consapevolezza dei creditori, può esser fornita dal debitore anche con presunzioni semplici. “Se il creditore è l’erarioche non ha rapporti personali con il debitore e non ne conosce la situazione familiare e personale se non per quanto emerge dagli atti fiscalmente rilevanti e dal regime legale della famiglia (primario e secondario), è giocoforza affidarsi a presunzioni semplici fondate su fatti oggettivamente rilevanti, al loro inquadramento nella disciplina del regime patrimoniale della famiglia, ed alle conclusioni che se ne possono trarre secondo un processo logico deduttivo“.

n.b. Con l’intento di rafforzare la tutela dei creditori è stato introdotto l’art. 2929-bis, C.c. che concede la possibilità, al creditore danneggiato dalla costituzione di un vincolo di indisponibilità su beni immobili / mobili iscritti in pubblici registri compiuto a titolo gratuito successivamente al sorgere del credito, di procedere con l’esecuzione forzata senza esperire l’azione revocatoria.

TRATTAMENTO FISCALE

IMPOSTA DI REGISTRO

Per quanto riguarda l’imposta di registro, assume rilevanza il fatto che la costituzione del fondo comporti o meno il trasferimento della proprietà dei beni conferiti.

In particolare, come precisato dal Ministero delle Finanze nella Circolare 30.11.2000, n. 221/E e confermato dalla Corte di Cassazione (sentenze 6.6.2002 n. 8162 e 2.4.2003 n. 10666):

  • l’imposta di registro è dovuta in misura fissa (€ 200), in quanto l’atto è riconducibile alla categoria degli atti residuali ex art. 11, DPR. n. 131/86, quando la costituzione del fondo:
    • non comporta il trasferimento della proprietà degli immobili conferiti nel fondo ma il solo vincolo di destinazione dello stesso;
    • comporta il trasferimento della proprietà degli immobili conferiti nel fondo a titolo gratuito (donazione);
  • l’imposta di registro è dovuta in misura proporzionale quando si verifica il trasferimento a titolo oneroso della proprietà degli immobili conferiti nel fondo.
COSTITUZIONE FONDO PATRIMONIALE
Senza trasferimento
della proprietà
con beni di proprietà
di entrambi i coniugi

con beni di proprietà di uno solo dei coniugi
Imposta di registro in misura fissa di € 200
Con trasferimento gratuito
della proprietà (donazione)
con beni di proprietà
di uno o entrambi i coniugi
Imposta di registro in misura fissa di € 200
Con trasferimento a titolo oneroso
della proprietà
con beni di proprietà
di uno o entrambi i coniugi
Imposta di registro in misura proporzionale

Si rammenta inoltre che in presenza di trasferimento della proprietà di beni immobili sono dovute anche le imposte ipotecarie e catastali.

IMPOSTE DIRETTE

Ai fini delle imposte dirette, l’art. 4, comma 1, lett. b), TUIR dispone che i redditi dei beni facenti parte del fondo patrimoniale

“sono imputati per metà del loro ammontare netto a ciascun coniuge“.

Di conseguenza, ai fini IRPEF, è prevista una sorta di presunzione assoluta in base alla quale non ha rilevanza l’effettiva ripartizione della proprietà dei beni che costituiscono il fondo.

Così, ad esempio, se un immobile di proprietà del marito viene conferito nel fondo patrimoniale mantenendo inalterata la proprietà (esclusivamente in capo al marito) e lo stesso è locato a terzi, il reddito derivante dalla locazione va dichiarato nella misura del 50% dal marito e dalla moglie.

Analogamente, anche in presenza di percentuali di proprietà diverse dei coniugi, operando la citata presunzione, i redditi sono comunque ripartiti equamente tra i coniugi stessi.

La compilazione della dichiarazione dei redditi

Nell’ambito del mod. 730 / REDDITI PF non è prevista una specifica modalità di compilazione per l’esposizione dei beni inclusi in un fondo patrimoniale, fermo restando che, come ribadito nelle istruzioni, i relativi redditi vanno imputati nella misura del 50% a ciascun coniuge a prescindere dalle percentuali di possesso degli stessi.

In particolare, ciò comporta che, per ripartire tra i coniugi il reddito degli immobili inclusi nel fondo patrimoniale come disposto dal citato art. 4, operativamente è necessario indicare la percentuale di possesso al 50% (ancorché l’istituzione del fondo patrimoniale non vada ad incidere sulla proprietà degli immobili ricompresi nello stesso).

Esempio

Due coniugi sono proprietari dei seguenti immobili.

Marito – Mario Rossi

appartamento utilizzato quale abitazione principale (rendita catastale € 984,17)
garage pertinenziale all’abitazione principale (rendita catastale € 114,35)
appartamento a disposizione, c.d. “casa vacanze” (rendita catastale € 426,18)
appartamento locato ad un canone mensile di € 760 con applicazione della cedolare secca (rendita catastale € 463,27)

Moglie – Maria Bianchi

5appartamento locato ad un canone mensile di € 650 con applicazione della cedolare secca (rendita catastale € 391,56)

In data 16.5.2021 i coniugi hanno costituito un fondo patrimoniale “inserendo” gli immobili di cui ai n. 1, 2 e 4 del marito e l’immobile della moglie.

I redditi degli immobili di cui ai n. 1, 2, e 4 vanno imputati per 135 giorni (1.1 – 15.5.2021)al 100% al marito e per 230 giorni al 50% al marito / moglie.

Analogamente il reddito dell’immobile di cui al n. 5 va imputato per 135 giorni (1.1 – 15.5.2021) al 100% alla moglie e per 230 giorni al 50% alla moglie / marito.

Il quadro RB del mod. REDDITI 2022 PF del sig. Rossi è così compilato.

Il quadro RB del mod. REDDITI 2022 PF della sig.ra Bianchi va così compilato.

Documenti correlati

Normativa: Decreto del Presidente della Repubblica 22/12/1986 n.917 art.4

Fonte Seac spa