Il codice della crisi d’impresa entra definitivamente in vigore con molte novità

Con il D.Lgs. 12 gennaio 2019, n. 14, viene introdotto nel nostro ordinamento il Codice della crisi d’impresa e dell’insolvenza, destinato a mandare definitivamente in soffitta la legge fallimentare di cui al Regio Decreto n. 267/1942. Obiettivo primario del Codice della crisi è quello di riformare in modo organico la disciplina delle procedure concorsuali in un’ottica anticipatoria rispetto allo stato di difficoltà dell’impresa e con finalità ancorate alla continuazione dell’attività piuttosto che a procedimenti liquidatori. Con la parziale entrata in vigore della normativa, l’introduzione di alcune proroghe e due interventi correttivi, nella seduta del 15 giugno 2022 il Consiglio dei Ministri ha approvato in esame definitivo il Decreto Legislativo attuativo della c.d. direttiva insolvency che ha inciso anche su molte disposizioni del Codice della crisi. Con la pubblicazione nella gazzetta ufficiale del 01 luglio 2022 del D.Lgs. 17 giugno 2022, n. 83, possiamo finalmente dire che il prossimo 15 luglio avremo il testo definitivo del D.Lgs. n. 14/2019 con molte novità, Alcune, fuori dal codice, riguardano possibili interventi di emendamento ad opera del Ministero della Giustizia, nonché il termine di 24 mesi concessi al governo, decorrenti dalla data di entrata in vigore del Codice, per l’adozione di ulteriori Decreti Legislativi correttivi ed integrativi.

di Alfonso Sica – Commercialista, Giornalista, Pubblicista

L’esigenza del Codice

L’Italia da diversi anni, come gli altri Stati, sta attraversando una delicata fase della vita imprenditoriale registrando un notevole numero di fallimenti con pari scomparsa delle relative imprese. La normativa fino ad oggi applicata nelle procedure concorsuali è molto vetusta e difetta dell’adeguamento legato alla velocità di cambiamento dell’economia globale. Difficoltà che si riflettono sulla scomparsa di grandi e storiche aziende, con la perdita di posti di lavoro e con gravi ripercussioni sociali ed economiche.

Più che mai, oggi si assiste ad un continuo avvicendamento tra imprese nuove e vecchie che non dispongono di sufficienti risorse economiche per far fronte agli impegni assunti, per cui, è sorta l’esigenza del cambiamento.

Il Legislatore, conscio di tali situazioni, recependo lo stato di crisi delle imprese e la vetustà delle norme applicabili a tali istituti concorsuali, ha avvertito la necessità di dare seguito ad una normativa non più collegata all’esigenza di soddisfare i creditori, sanzionando con “il fallimento” l’imprenditore ritenuto non sufficientemente idoneo allo svolgimento dell’attività, ma orientata primariamente al recupero dell’impresa con l’impiego di una varietà di istituti per riportarla in bonis.

Le esigenze summenzionate, unite alla necessità di dover procedere alla riorganizzazione dell’intero comparto anche in conseguenza delle numerose sollecitazioni provenienti dalla UE, hanno incoraggiato una radicale revisione della disciplina concorsuale. Da ultimo, con il recepimento della c.d. direttiva “Insolvency,” è stata colta l’opportunità di procedere all’invocata revisione, dando seguito ad una nuova correzione ed integrazione del Codice della crisi d’impresa e dell’insolvenza.

Gli obiettivi del codice della crisi d’impresa e dell’insolvenza

Frutto della delega al governo a emanare” una riforma delle discipline della crisi d’impresa e dell’insolvenza”, il Codice della crisi offre una ristrutturazione organica e sistematica degli istituti concorsuali con una impostazione non punitiva, come previsto dal Regio Decreto del 1942, ma con l’obiettivo della continuazione dell’attività.

Assistiamo, quindi, ad una quasi completa eliminazione del processo liquidatorio a favore di istituti intermedi finalizzati al recupero dell’azienda ed alla salvaguardia del posto di lavoro e, in ultima analisi, anche dell’imprenditore stesso. L’eliminazione del termine “fallimento”, sostituito da quello meno invasivo di “liquidazione giudiziale”, oltre ad essere un atto di civiltà legato al cambiamento dei tempi, a parere di chi scrive, evidenzia in modo netto ed inequivocabile gli intendimenti della riforma.

Finalmente, dopo alcune proroghe anche emergenziali, a breve, il testo definitivo entrerà interamente in vigore e sarà completamente applicabile. In pratica, possiamo dire che l’intervento normativo mira ad offrire, alle imprese che versano in uno stato di temporanea difficoltà economica, ossia di non essere nella condizione di far fronte al pagamento degli impegni assunti, strumenti ed aiuti indirizzati alla prevenzione ed alla risoluzione della crisi.

Aiuti che offrono la possibilità, qualora sostenibile, del salvataggio, ovvero di una rapida soluzione della crisi in assenza di presupposti diversi.

La struttura del Codice della crisi e dell’insolvenza

Il Decreto Legislativo n. 14/2019 denominato “Codice” lascia intendere che il testo normativo assuma una connotazione di raccolta della legislazione del settore.

Si tratta di un lavoro molto articolato e complesso suddiviso in parti. La parte quarta del codice disciplina l’entrata in vigore, prevedendo un regime differenziato. Difatti, la parte generale sarebbe dovuta entrare in vigore 18 mesi dopo la sua pubblicazione in gazzetta ufficiale, ossia per il 15 agosto 2020, mentre un regime speciale è stato previsto per alcune parti già entrate in vigore e facenti parte del nostro ordinamento.

La scelta del termine differenziato dell’entrata in vigore delle norme del Codice della crisi è stata giustificata dall’esigenza di consentire agli addetti ai lavori un congruo tempo di approfondimento e familiarizzazione con le nuove norme.

Si sono avute, nel tempo, ulteriori proroghe che hanno consentito di effettuare interventi correttivi non trascurabili. In ogni caso, è da ritenere che l’impianto normativo risulta essere coerente sia alla legge delega che alla direttiva Insolvency. Il codice, nel rispetto delle raccomandazioni UE, si occupa prima della composizione negoziata, poi di piani di risanamento, di piani di ristrutturazione soggetti ad omologa, accordi di ristrutturazione e concordati ed infine di liquidazione giudiziale.

L’entrata in vigore del Codice della crisi d’impresa e dell’insolvenza

Dopo quasi 80 anni dall’emanazione della legge fallimentare, nonostante fosse ritenuto da più parti che il codice della crisi non sarebbe mai entrato in vigore, con il via libera definitivo rilasciato dal Consiglio dei Ministri del 16 giugno 2022, esso entrerà in vigore il 15 luglio p.v. Il codice della crisi d’impresa e dell’insolvenza ha unificato normative molto frammentate in tema di crisi in senso lato; ha apportato anche molte novità rispetto alla normativa attualmente in vigore. In pratica, esso mira ad assicurare una ulteriore possibilità di ripartenza a tutte quelle imprese che sono meritevoli di fiducia che non abbiano causato la propria crisi o il dissesto economico e finanziario mediante l’utilizzo di sistemi fraudolenti o in mala fede. Inoltre, come più volte detto, l’abbandono del concetto di fallimento inteso come la fine dell’impresa, a favore di piani alternativi che rendano possibile il recupero dell’impresa in continuità aziendale.

Il nuovo Decreto Legislativo che ha ottenuto il via libera definitivo è il secondo Decreto correttivo al codice della crisi d’impresa e dell’insolvenza; il primo intervento era avvenuto ad opera del D.Lgs. n. 140/2020.

Tale ultimo differimento, potrebbe allinearsi all’entrata in vigore della direttiva Insolvency, ossia la direttiva che si pone come obiettivo quello di garantire che le imprese sane, in difficoltà finanziarie, abbiano la possibilità di accedere a quadri nazionali efficaci in materia di ristrutturazione preventiva che permettano la continuazione dell’attività, nonché il corretto funzionamento del mercato interno e l’esercizio delle libertà di circolazione dei capitali e di stabilimento.

Gli obiettivi che la disciplina definitiva del Codice della crisi intende perseguire sono individuati nella introduzione di una pluralità di strumenti a disposizione dell’imprenditore per sanare velocemente l’azienda e attivare una serie di accorgimenti necessari a prevenire lo stato di insolvenza, scongiurando, in tal modo, la liquidazione giudiziale di imprese sane temporaneamente in difficoltà.

Altro obiettivo perseguito dalle nuove norme è da rinvenire nell’esigenza di procedere celermente alla liquidazione delle imprese prive dei requisiti di risanabilità, onde evitare un ulteriore accumulo di perdite che si riverberano a danno dei creditori.

La versione definitiva del testo accoglie, inoltre, i suggerimenti sia del Consiglio di Stato che delle commissioni parlamentari. Il Consiglio di Stato si è soffermato su vari punti: tra i diversi suggerimenti è da evidenziare quello relativo al testo sulla negoziazione della crisi; la commissione parlamentare, invece, ha fornito suggerimenti su diversi aspetti ed in particolare sulla verifica di convenienza, per il credito vantato dagli enti, della mancata approvazione della proposta di accordo di ristrutturazione del debito.

Le principali novità

Con la pubblicazione nella gazzetta ufficiale del primo luglio del D.Lgs. n. 83/2022 recante “Modifiche al codice della crisi d’impresa e dell’insolvenza (…)” si è avuto modo di poter effettuare una prima analisi delle novità che a breve entreranno in vigore. Gli interventi integrativi e correttivi contenuti nel Decreto Legislativo, che tiene conto anche delle osservazioni del Consiglio di Stato e della Commissione parlamentare, sono numerosi e molti di rilevante impatto.

Oltre all’introduzione del nuovo istituto della composizione negoziata della crisi, ha trovato spazio anche la modifica delle misure di allerta e la sempre più pressante esigenza dell’adozione di adeguati assetti organizzativi, amministrativi e contabili che consentano di avere una tempestiva percezione della crisi, estendendo tale obbligo anche all’imprenditore individuale. Importante introduzione è da rinvenirsi nella relative priority rule, cioè della regola di priorità relativa, che permetterà una gestione molto più elastica della finanza esterna. Tale strumento consentirà di utilizzare il risultato della gestione in continuità aziendale per favorire il soddisfacimento dei creditori meno tutelati, dei creditori strategici e dei soci.

Altra novità di rilievo è l’introduzione della riforma della transazione fiscale, la quale prevede che il tribunale possa omologare il concordato preventivo o l’accordo di ristrutturazione dei debiti se il voto o l’adesione dell’ente pubblico risulti necessario per il raggiungimento delle maggioranze richieste dalle diverse procedure. Ciò, comunque, a condizione che all’ente pubblico venga garantito un soddisfacimento non in inferiore a quello conseguibile in ipotesi liquidatoria.

È stato chiarito che nel periodo massimo di 12 mesi rientrano anche le misure richieste in occasione dell’apertura della composizione negoziata.

Viene, altresì, chiarito che l’esperto coinvolto nella risoluzione della crisi non ha alcun obbligo o potere di procedere alla segnalazione al pubblico ministero, fermo restando che la segnalazione potrà essere effettuata qualora nel corso delle trattative emergano delle fattispecie da considerare “autonome”.

In tema di esperti, vengono rivisti i compensi loro spettanti e le rispettive modalità di calcolo, prevedendo non più una percentuale sull’attivo, ma un range tra un minimo ed un massimo.

Altra innovazione è da attribuire al rafforzamento dei doveri di buona fede e correttezza delle banche. Infatti, viene vietata a quest’ultime, in presenza di una composizione negoziata, sia l’adozione di provvedimenti di revoca degli affidamenti che la sospensione degli stessi, in quanto l’imprenditore non potrà trovarsi ulteriormente penalizzato per il sol fatto di aver chiesto l’accesso ad una procedura concordataria.

Ulteriori modifiche sono intervenute sui seguenti argomenti:

  • ampliamento a 12 mesi delle prospettive di copertura degli impegni con l’utilizzo dei flussi finanziari prospettici;
  • introduzione della locuzione “strumenti di regolazione della crisi e dell’insolvenza” in luogo di quella precedente poco adatta;
  • revisione della composizione negoziata della crisi;
  • possibili esiti della gestione della crisi;
  • gestione della crisi per le imprese sotto soglia;
  • modifiche alle segnalazioni da parte dei creditori pubblici qualificati con l’introduzione anche dell’INAIL;
  • misure protettive;
  • piani soggetti ad omologazione;
  • concordato minore;
  • concordato preventivo;
  • trattamento dei soci;
  • liquidazione giudiziale.

Si segnala, infine, che da una prima lettura del Decreto Legislativo n. 83/2022 nella parte interessata dalla composizione negoziata della crisi, non si rinviene alcun riferimento all’articolo 10 del D.L n. 118/2021. Come noto, è una disposizione emanata nel periodo emergenziale, rubricata

“Autorizzazione del tribunale e rinegoziazione dei contratti”, che prevedeva la possibilità, tra l’altro, per l’imprenditore in crisi di poter accedere ad alcuni istituti particolarmente favorevoli in relazione al periodo.

Ciò induce a ritenere che tale norma, ancorché non contenuta nel Codice, rimanga ancora in vigore limitatamente al comma 2, che tratta della crisi da COVID, che così recita:

“(…) L’esperto può invitare le parti a rideterminare, secondo buona fede, il contenuto dei contratti ad esecuzione continuata o periodica ovvero ad esecuzione differita se la prestazione è divenuta eccessivamente onerosa per effetto della pandemia da SARS-CoV-2. In mancanza di accordo, su domanda dell’imprenditore, il tribunale, acquisito il parere dell’esperto e tenuto conto delle ragioni dell’altro contraente, può rideterminare equamente le condizioni del contratto, per il periodo strettamente necessario e come misura indispensabile ad assicurare la continuità aziendale. Se accoglie la domanda il tribunale assicura l’equilibrio tra le prestazioni anche stabilendo la corresponsione di un indennizzo. Le disposizioni di cui al presente comma non si applicano alle prestazioni oggetto di contratti di lavoro dipendente (…)”.

Conclusioni

Con l’imminente entrata in vigore del Codice, le imprese in crisi saranno assoggettate alle nuove disposizioni sicuramente migliorative, più vantaggiose e più adeguate ai tempi rispetto alle disposizioni contenute nel vecchio Regio Decreto Legislativo del 1942. Le tante novità introdotte dal Codice metteranno a dura prova addetti ai lavori, imprese, dottrina e giurisprudenza.

È evidente che, per le imprese, si apra un nuovo scenario che richiede, al fine di perseguire gli intendimenti del Legislatore, che si abbia un approccio costruttivo nell’interpretazione delle nuove disposizioni, senza la necessità di stravolgere il patrimonio di studi ed orientamenti giurisprudenziali raccolti in vigenza delle vecchie disposizioni.

Considerato che le precedenti norme sono rimaste in vigore per poco meno di ottant’anni, non appare peregrina la raccomandazione di intavolare un confronto organico e costruttivo che porti ad un adeguamento finalizzato ad un migliore funzionamento del Codice, considerata la potenziale duratura convivenza.