Decreto semplificazioni – Le principali novità fiscali – Parte I

Dal 22 giugno scorso è entrato in vigore il Decreto Semplificazioni che, come sempre, ha il delicato compito di alleviare le sofferenze (anche) tributarie di contribuenti ed operatori del settore. Quest’anno il provvedimento è particolarmente corposo e spazia dal rapporto fisco-contribuente, alle imposte dirette e indirette per poi arrivare a singole ed ulteriori semplificazioni, alcune di rilevante importanza. Proprio a causa della complessità del Decreto, le disposizioni di natura fiscale ivi contenute verranno commentate in due contributi separati.

di Pierluigi Antonini – Avvocato, Dottore di ricerca in diritto tributario

Sulla Gazzetta Ufficiale del 21 giugno 2022 è approdato il – sempre molto atteso – Decreto Semplificazioni, vale a dire il Decreto Legge 21 giugno 2022, n. 73.

La struttura del decreto ne rileva da subito l’importanza. Il primo capo, infatti, contiene disposizioni in materia di semplificazioni del rapporto fisco-contribuente, vale a dire:

  • soppressione dell’obbligo di vidimazione quadrimestrale dei repertori (articolo 1);
  • dematerializzazione della scheda per la scelta della destinazione dell’otto, del cinque e del due per mille nel caso di 730 presentato tramite sostituto d’imposta (articolo 2);
  • modifiche al calendario fiscale (articolo 3);
  • modifica del domicilio fiscale stabilito dall’amministrazione (articolo 4);
  • erogazione dei rimborsi agli eredi (articolo 5);
  • disposizioni in materia di dichiarazione dei redditi precompilata (articolo 6);

Il Capo II, invece, tratta delle semplificazioni in materia di imposte dirette. Al suo interno sono contenute le seguenti disposizioni:

  • modifica della validità dell’attestazione per i contratti di locazione a canone concordato (articolo 7);
  • estensione del principio di derivazione rafforzata alle micro imprese e disposizioni in materia di errori contabili (articolo 8);
  • abrogazione della disciplina delle società in perdita sistematica e dell’addizionale IRES (articolo 9);
  • semplificazioni in materia di dichiarazione IRAP (articolo 10);
  • rinvio dei termini per l’approvazione della modulistica dichiarativa (articolo 11);

Nel Capo III, poi, sono contenute norme di semplificazione in materia di imposte indirette:

  • modifica della disciplina in materia di esterometro (articolo 12);
  • decorrenza della misura sanzionatoria per omessa o errata trasmissione delle fatture relative alle operazioni transfrontaliere (articolo 13);
  • termine per la richiesta di registrazione degli atti in termine fisso (articolo 14);
  • ampliamento del servizio telematico di pagamento dell’imposta di bollo (articolo 15);

All’interno del Capo IV fanno ingresso le “altre” semplificazioni fiscali:

  • semplificazioni del monitoraggio fiscale sulle operazioni di trasferimento attraverso intermediari bancari e finanziari ed altri operatori (articolo 16);
  • modifiche alla disciplina IVA delle prestazioni rese ai ricoverati e agli accompagnatori dei ricoverati (articolo 18);
  • semplificazioni in materia di modelli di dichiarazione IMU per gli enti non commerciali (articolo 19);

Infine, nel capo V, sono elencate le ulteriori disposizioni fiscali, vale a dire:

  • proroga del meccanismo dell’inversione contabile (articolo 22);
  • disposizioni in materia di ricerca e sviluppo di farmaci e certificazione del credito ricerca, sviluppo e innovazione (articolo 23);
  • disposizioni in materia di indici sintetici di affidabilità fiscale (articolo 24);
  • proroga dei termini in materia di registrazione degli aiuti di Stato COVID-19 nel Registro nazionale aiuti, della presentazione della dichiarazione IMU anno di imposta 2021 (articolo 35);

Data la numerosità degli interventi, l’esame del Decreto Semplificazioni avverrà in due distinti contributi.

Soppressione dell’obbligo di vidimazione quadrimestrale dei repertori

La prima semplificazione attiene all’obbligo di vidimazione quadrimestrale dei repertori.

Al riguardo, occorre ricordare che l’articolo 67, D.P.R. n. 131/1986 (TUR), in materia di «Repertorio degli atti formati da pubblici ufficiali» prevede che «I soggetti indicati nell’art.10, lettera b) e c), i capi delle amministrazioni pubbliche ed ogni altro funzionario autorizzato alla stipulazione dei contratti devono iscrivere in un apposito repertorio tutti gli atti del loro ufficio soggetti a registrazione in termine fisso».

Il successivo articolo 68 prevede l’obbligo di consegna quadrimestrale, e di ritiro, dei repertori agli uffici dell’Agenzia delle entrate per il relativo controllo, aggravando così l’operatività dei soggetti interessati (e.g. Comuni, notai, uffici giudiziari).

Pertanto, nella già descritta ottica di semplificazione, il Decreto Semplificazioni prevede che tale controllo venga effettuato a campione, su iniziativa degli uffici dell’Agenzia delle entrate e non più con cadenza quadrimestrale.

Dematerializzazione della scheda per la scelta della destinazione dell’otto, del cinque e del due per mille nel caso di 730 presentato tramite sostituto d’imposta

Semplificazioni anche per i sostituti d‘imposta che prestano il servizio di assistenza fiscale ai propri dipendenti e pensionati per la presenza della dichiarazione dei redditi.

La disposizione in esame, infatti, consente la dematerializzazione delle modalità di acquisizione e trasmissione da parte dei sostituti d’imposta delle scelte di destinazione dell’8, del 5 e del 2 per mille dell’Irpef espresse dai dipendenti che presentano il modello 730 tramite il datore di lavoro, analogamente a quanto avviene per i modelli 730 presentati direttamente tramite il portale dell’Agenzia delle entrate ovvero tramite intermediari abilitati.

La norma prevede l’obbligo per i sostituti d’imposta di conservare le schede relative alle scelte per la destinazione del due, del cinque e dell’otto per mille fino al 31 dicembre del secondo anno successivo a quello di presentazione della dichiarazione.

Modifiche al calendario fiscale

Il Decreto Semplificazioni interviene anche sul c.d. “calendario fiscale“.

La disposizione in esame interviene nell’ambito delle scadenze fiscali, sostituendo una molteplicità di norme applicabili nel nostro sistema. In particolare, a seguito delle modifiche in questione:

  • le comunicazioni dei dati delle liquidazioni periodiche IVA (“LIPE“) relative al secondo trimestre dovranno essere effettuate entro il 30 settembre. Nella versione ante modifiche, la scadenza era prevista per il 16 settembre;
  • gli elenchi riepilogativi delle cessioni e degli acquisti intracomunitari (“Intrastat“) dovranno essere presentati dai soggetti passivi IVA entro il mese successivo al periodo di riferimento. Nella versione precedente, il termine di presentazione dei suddetti elenchi era previsto per il giorno 25 del mese successivo al periodo di riferimento;
  • con riferimento alle fatture elettroniche emesse a decorrere dal 1° gennaio 2023, è stata innalzata ad euro 5.000 la soglia rilevante ai fini della mancata applicazione di interessi e sanzioni per ritardato pagamento dell’imposta di bollo.Pertanto, a seguito delle modifiche in questione, gli interessi e le sanzioni non si applicano: (a) se l’imposta di bollo relativa alle fatture elettroniche emesse nel primo trimestre solare – inferiore ad Euro 5.000 – è versata nei termini previsti per il versamento dell’imposta relativa al secondo trimestre solare; e (b) se l’imposta di bollo relativa alle fatture elettroniche emesse nel primo e secondo trimestre – inferiore ad Euro 5.000 – è versata nei termini previsti per il versamento dell’imposta relativa al terzo trimestre;
  • il termine per la presentazione dell’imposta di soggiorno dovuta per gli anni d’imposta 2020 e 2021 è differito al 30 settembre 2022 con riferimento sia in caso di soggiorno in strutture situate sul territorio di determinati comuni sia in caso di locazioni di immobili ad uso abitativo di durata non superiore ai 30 giorni (c.d. locazioni brevi).

Modifica del domicilio fiscale stabilito dall’amministrazione

L’articolo 4 del decreto in esame interviene anche sul domicilio fiscale che, ai sensi dell’articolo 58, D.P.R. n. 600/1973, è individuato per le persone fisiche residenti nel territorio dello Stato nel comune nella cui anagrafe sono iscritte; per i soggetti diversi dalle persone fisiche nel comune ove si trova la sede legale.

La predetta regola, tuttavia, subisce una deroga, dal momento che è consentito all’Ufficio stabilire il domicilio fiscale nel comune dove il soggetto stesso svolge in modo continuativo la principale attività ovvero, per i soggetti diversi dalle persone fisiche, nel comune in cui è stabilita la sede amministrativa.

In base alle disposizioni attuali, le cause di variazione del domicilio fiscale hanno effetto dal sessantesimo giorno successivo a quello in cui si sono verificate. Se, invece, è l’ufficio a disporre la variazione, le medesime disposizione prevedono che il relativo provvedimento ha effetto dal periodo d’imposta successivo a quello in cui è stato notificato.

Ne consegue, da un punto di vista pratico, che quando si deve procedere ad una nuova variazione del domicilio fiscale è necessario emettere un duplice provvedimento: uno relativo alla revoca e uno relativo alla nuova variazione di domicilio fiscale. Solo dopo che il provvedimento di revoca è divenuto efficace (dopo sessanta giorni dalla notifica), è possibile procedere alla emanazione del nuovo provvedimento di variazione del domicilio (con effetto del periodo d’imposta successivo).

Con le modifiche introdotte dal Decreto Semplificazioni, viene invece previsto un unico provvedimento di revoca e variazione, che ha effetto dal sessantesimo giorno successivo a quello in cui il provvedimento viene notificato.

Erogazione dei rimborsi agli eredi

Novità anche in tema di dichiarazione di successione, prevista dall’articolo 28, D.Lgs. n. 346/1990.

Il Decreto, al fine di semplificare gli adempimenti connessi all’erogazione dei rimborsi fiscali spettanti a soggetti defunti e ridurre i tempi di pagamento ai beneficiari, prevede che, nei casi di eredità devoluta per legge, salvo diversa comunicazione espressa dai soggetti interessati, i rimborsi di competenza dell’Agenzia delle entrate spettanti al defunto sono corrisposti ai chiamati all’eredità indicati nella dichiarazione di successione validamente presentata alla data di erogazione del rimborso per l’importo corrispondente alla rispettiva quota ereditaria. Ciò consente all’Agenzia delle entrate di eseguire più celermente l’attività di erogazione dei suddetti rimborsi, utilizzando anche procedure informatiche automatizzate. La norma consente, comunque, ai chiamati all’eredità che non intendano accettare il rimborso fiscale, di riversarlo.

Disposizioni in materia di dichiarazione dei redditi precompilata

L’articolo 6 del Decreto Semplificazioni ha l’intento di evitare che, con riferimento alle spese sanitarie – per le quali gli operatori sanitari trasmettono tutti gli elementi di dettaglio al Sistema Tessera Sanitaria, ivi compresi i dati riferiti ad ogni singolo documento di spesa – il CAF o il professionista debba conservare i singoli documenti di spesa i cui dati non sono modificati.

Si dà, in tal modo, risposta alle ricorrenti perplessità di tutti coloro che si sono sempre chiesti il perché dovessero essere mantenuti i documenti di spesa (e.g. scontrini della farmacia) se i dati erano già presenti nella dichiarazione precompilata.

Modifica della validità dell’attestazione per i contratti di locazione a canone concordato

Con riferimento ai contratti di locazione a canone concordato non assistiti dalle associazioni di categoria della proprietà edilizia e dei conduttori, il Decreto interviene sulla validità dell’attestazione della rispondenza del contenuto economico e normativo del contratto all’accordo territoriale stipulato.

Ad oggi, l’attestazione in parola è rilasciata dalle suddette associazioni di categoria con riferimento a ciascun contratto stipulato, anche se relativo al medesimo immobile.

Con il Decreto in commento, invece, viene estesa la validità di tale attestazione a tutti i contratti di locazione stipulati successivamente al suo rilascio, anche se relativi al medesimo immobile, fino ad eventuali variazioni delle caratteristiche dell’immobile stesso o dell’accordo territoriale del comune a cui si riferisce.

Estensione del principio di derivazione rafforzata alle micro imprese e disposizioni in materia di errori contabili

L’articolo 8 del Decreto deve essere esaminato separatamente.

La prima parte attiene alla estensione del principio di derivazione rafforzata alle micro-imprese.

Più in dettaglio, le disposizioni in esame estendono il principio di derivazione rafforzata anche alle micro-imprese che optano perla redazione del bilancio in forma ordinaria, in modo da consentire a tali soggetti una più agevole determinazione dell’imponibile fiscale1.

Si interviene, poi, anche sugli errori contabili. Attualmente le componenti di reddito generate dal processo di correzione degli errori contabili, attuato secondo i principi IAS (8) e OIC (29) non possono trovare riconoscimento “naturale” a fini IRES e IRAP, se non attraverso la presentazione di una dichiarazione integrativa relativa al periodo d’imposta interessato dall’errore contabile2.

Modificando l’articolo 83, TUIR, si attribuisce rilevanza fiscale alla correzione degli errori nell’esercizio in cui viene effettuata in conformità ai principi contabili esistenti, evitando così alle imprese la presentazione di una apposita dichiarazione integrativa (IRES-IRAP) del periodo in cui la componente di reddito avrebbe dovuto essere contabilizzata ed eliminando i connessi oneri di compliance.

Abrogazione della disciplina delle società in perdita sistematica e dell’addizionale IRES

Il Decreto abroga, tout court, la norma sulle società in perdita sistematica.

Vale la pena ricordare che l’articolo 2, commi da 36-decies a 36-duodecies, D.L. n. 138/2011, ha esteso la disciplina delle società non operative (articolo 30, L. n. 724/1994), alle società in “perdita sistematica“, vale a dire quelle società che presentano cinque esercizi in perdita fiscale ovvero quattro esercizi in perdita fiscale e uno con reddito imponibile inferiore all’ammontare del reddito minimo presunto stabilito per le società non operative.

Se ricorrono tali condizioni, la società viene qualificata come non operativa e deve dichiarare un reddito minimo, non inferiore a quello derivante dall’applicazione di percentuali di legge al valore delle immobilizzazioni iscritte nello Stato Patrimoniale del bilancio. Inoltre, non può utilizzare in compensazione né chiedere il rimborso dell’eventuale eccedenza Iva risultante dalla dichiarazione annuale.

Nel tempo, questa disciplina, complice anche la continua crisi economica che attaglia la nostra economia, ha perso gran parte del significato e, soprattutto, portava a conseguenze eccessive in relazione a società che non avevano nulla di fiscalmente pericoloso.

Il Decreto, quindi, come detto, abroga la disciplina relativa alle società in “perdita sistematica” ma lo fa a partire dal periodo d’imposta in corso al 31 dicembre 2022.

Ma non è tutto. Viene infatti abrogata – a decorrere dal periodo d’imposta successivo a quello in corso al 31 dicembre 2020 – anche l’addizionale all’IRES prevista dall’articolo 3, L. n. 7/2009, nei confronti delle società e degli enti commerciali residenti nel territorio dello Stato:

  • che operano nel settore della ricerca e della coltivazione di idrocarburi liquidi e gassosi, con partecipazioni di controllo e di collegamento e con immobilizzazioni materiali e immateriali nette dedicate a tale attività con valore di libro superiore al 33 per cento della corrispondente voce del bilancio di esercizio;
  • emittenti azioni o titoli equivalenti ammessi alla negoziazione in un mercato regolamentato;
  • con una capitalizzazione superiore a 20 miliardi di euro determinata sulla base della media delle capitalizzazioni rilevate nell’ultimo mese di esercizio sul mercato regolamentato con i maggiori volumi negoziati.

1 Come rilevato nella Relazione Illustrativa, attualmente, la mancata applicazione del principio di derivazione rafforzata per le micro-imprese poggia sul fatto che l’articolo 2435-ter del Codice civile consente a tali soggetti di avvalersi di alcune semplificazioni nella predisposizione del bilancio.

2 La deducibilità dei costi/imponibilità dei proventi resta ancorata all’imputazione al periodo in cui gli stessi avrebbero dovuto essere contabilizzati; conseguentemente, la deducibilità/imponibilità sono legittimate solo attraverso la presentazione di una dichiarazione integrativa che tenga conto della rettifica dell’errore ricalcolando l’imponibile fiscale. Pertanto, nel sistema tributario attuale le componenti generate dalla correzione dagli errori non assumono rilevanza fiscale nel periodo d’imposta in cui viene effettuata la correzione.

Fonte Seac spa