Notifica cartella, nulla se vi è concordato

La notifica della cartella di pagamento al contribuente è nulla dopo la presentazione del ricorso per l’ammissione alla procedura di concordato preventivo.
In particolare, la Legge Fallimentare (art.168) prevede che dalla data del ricorso per l’ammissione al concordato preventivo e fino a che il decreto di omologazione diventa definitivo, i creditori non possono iniziare o proseguire azioni esecutive sul patrimonio del debitore (Cass. n. 13831/2022).

di Enzo Di Giacomo – Esperto Tributario

La normativa sulla notifica degli atti tributari

La notifica degli atti tributari è disciplinata dagli articoli 137 e seguenti del Cpc e 60 DPR n. 600/1973, a cui si richiama l’art. 16, comma 2, del D.lgs n. 546/1992.

La notifica è eseguita a mezzo dell’ufficiale giudiziario nonché di messo comunale e può essere “brevi manu” (se non eseguita a mani proprie la notificazione deve essere fatta nel domicilio fiscale del destinatario), o mediante il servizio postale. In quest’ultimo caso le parti possono effettuare le notifiche con spedizione dell’atto in plico raccomandato senza busta con avviso di ricevimento: la notifica non si esaurisce con la spedizione dell’atto, bensì si perfeziona con la consegna del relativo plico da parte dell’agente postale al soggetto destinatario.

L’art. 140 Cpc stabilisce, inoltre, che in caso di irreperibilità (temporanea), incapacità o rifiuto da parte del destinatario dell’atto, l’ufficiale giudiziario deposita la copia nella casa comunale dove sarà eseguita la notifica e gliene dà notizia per raccomandata con avviso di ricevimento: in tal caso la notifica è valida se il soggetto che la esegue comprova l’avvenuta ricezione della raccomandata informativa al destinatario.

Per il caso di specie interessa la Legge Fallimentare di cui al R.D. n. 267/1942, aggiornato dal D.Lgs. n. 54/ 2018, n. 54 e dalla Legge n. 205/2017 (cfr anche il D. Lgs n.14/2019 sulla crisi d’impresa), che all’art. 168, comma 1 stabilisce:

“Dalla data della pubblicazione del ricorso nel registro delle imprese e fino al momento in cui il decreto di omologazione del concordato preventivo diventa definitivo, i creditori per titolo o causa anteriore non possono, sotto pena di nullità, iniziare o proseguire azioni esecutive e cautelari sul patrimonio del debitore”.

Lo scopo di tale disposizione può essere quello di proteggere inizialmente il debitore da aggressioni dei creditori che possono ostacolare il tentativo di composizione della crisi o dare assicurazioni al debitore per fronteggiare gli obblighi concordatari vincolando i suoi beni al concordato. Il divieto di agire esecutivamente è in linea con il principio secondo cui i debiti sorti prima dell’apertura del concordato devono essere estinti nell’ambito dell’esecuzione concorsuale, non potendo esservi pagamenti lesivi della par condicio: la violazione di tale divieto comporta la nullità degli atti esecutivi compiuti dopo la pubblicazione della domanda di concordato.

In particolare, l’art. 168 impedisce ai creditori di intraprendere l’esecuzione forzata e quindi di effettuare il pignoramento, per cui il debitore può proporre opposizione ai sensi dell’art. 615 Cpc. in caso di violazione del divieto, salvo non si affermi la rilevabilità d’ufficio a fronte della mera allegazione dell’interessato.

È bene ricordare che gli atti di accertamento tributario emanati dalle Agenzie Fiscali e dagli altri enti impositori possono essere notificati anche mediante corriere privato.

Tale regola è operativa dall’entrata in vigore del D.Lgs. n. 58/2011, che ha posto in essere la liberalizzazione del servizio postale italiano. Eventuali illegittimità derivanti da notificazioni effettuate da operatori autorizzati, diversi da Poste Italiane, riguardano esclusivamente gli atti di natura giudiziaria e non quelli di natura amministrativa. Pertanto la notifica delle cartelle di pagamento, effettuata tramite società privata, è da ritenersi pienamente valida e efficace (cfr. Cass, S.U., n. 299/2020; cfr. CTR Toscana n. 1309/2021).

A tale riguardo una recente sentenza di legittimità ha ritenuto valida la notifica di un atto tributario eseguita tramite licenziatario privato nel periodo intercorrente tra la prima parziale, liberalizzazione introdotta dal D.Lgs. n. 58/2011 e quella compiutamente attivata con la legge n. 124/2017 (Cass. n. 1357/2022).

Nella fattispecie in oggetto la società contribuente, in concordato preventivo, ha proposto ricorso avverso la sentenza di appello che aveva respinto la richiesta di annullamento della cartella di pagamento notificata per l’omesso versamento di tributi relativi agli anni 2008/2009.

La società ha eccepito la violazione dell’art. 168, comma 1, Legge Fallimentare (comma così modificato prima dall’art. 13, D.Lgs. n. 209/2007, con la decorrenza ed i limiti previsti dall’art. 22 dello stesso decreto, e successivamente dal n. 1) della lett. c) del comma 1 dell’art. 33, D.L. n. 83/2012, n. 83, conv. dalla L. n. 134/2012), atteso che la CTR aveva ritenuto regolare la notifica della cartella di pagamento al contribuente ammesso alla procedura di concordato preventivo.

La Corte ha ritenuto non condivisibili le valutazioni del giudice di appello in quanto il citato art. 168 l. fall. stabilisce che dalla data di presentazione del ricorso per l’ammissione alla procedura di concordato preventivo e fino al momento in cui il decreto di omologazione è divenuto definito, i creditori non possono, sotto pena di nullità, iniziare azioni esecutive sul patrimonio del debitore.

Tale divieto è applicabile anche ai crediti dell’erario nati prima dell’apertura della procedura, concordataria, rientrandovi anche i crediti dell’agente della riscossione (Cass, SU, n. 9201/1990).

Per tali crediti la notifica della cartella di pagamento costituisce un mero esercizio di azione esecutiva, e in quanto tale rientra nel divieto di cui al citato art. 168, anche considerata la sua funzione (cartella) corrispondente al precetto di pagamento, e ciò indipendentemente dalla sua natura riscossiva e non esecutiva (cfr. Cass. n. 33408/2021).

A seguito dell’ammissione del contribuente alla procedura di concordato preventivo, l’ente creditore iscrive a ruolo il credito e l’agente della riscossione provvede, in base al ruolo, a compiere tutte le attività necessarie all’inserimento del credito nell’elenco dei crediti della procedura.

I giudici hanno rilevato che la notifica della cartella di pagamento si presenta priva di utilità pratica in quanto non assolve alla sua funzione di atto esecutivo, né rappresentare un atto utile per evitare la decadenza riscossiva (art. 25 DPR n. 602/1973).

I giudici, non condividendo le motivazioni formulate dal pubblico ministero favorevoli alla notifica della cartella al debitore concordatario, hanno ritenuto che le considerazioni sopra citate giustificano la tesi dell’impossibilità di notificare una cartella di pagamento al contribuente dopo la presentazione del ricorso per l’ammissione al concordato preventivo, anche nel caso di notifica della medesima ex art. 36 bis DPR n. 600/1973, a seguito di controllo automatizzato della dichiarazione e, quindi, senza la notifica di un avviso di accertamento.

Del resto il divieto di notifica la cartella di pagamento nel caso di specie trova la sua ragion d’essere nell’impossibilità di configurare pregiudizi per l’Amministrazione finanziaria derivanti nell’operatività di un tale divieto.

La Corte ha cassato la sentenza di merito e, decidendo nel merito, ha accolto il ricorso della società, compensando le spese processuali.

Giurisprudenza

Sul tema in oggetto, si deve annoverare nel corso degli anni un orientamento non univoco della giurisprudenza di legittimità, rappresentando le motivazioni della sentenza de quo una novità rispetto al passato.

In senso favorevole alla tesi della nullità della cartella di pagamento si citano alcune sentenze di legittimità e di merito.

L ‘avviso di accertamento tributario emesso nei confronti di società ammessa al concordato preventivo con cessione dei beni deve essere notificato al rappresentante legale e non al commissario giudiziale liquidatore del concordato; la notifica comunque è viziata, ma non inesistente, perché la consegna del plico è stata fatta a persona non del tutto estranea all’ente destinatario. Ne consegue che l’impugnazione dell’atto eseguita nei termini dal liquidatore legale rappresentante della società è idonea a sanare la nullità, offrendo la prova che la notificazione, pur viziata, ha raggiunto lo scopo di portare l’atto a conoscenza del destinatario (Cass. n. 11726/2017).

Il titolo, sulla cui base il credito erariale incluso nel ruolo è soddisfatto, è il decreto di omologa del Tribunale. Pertanto nei confronti della ricorrente non poteva essere avviata alcuna procedura esecutiva in relazione ai crediti erariali iscritti a ruolo e riportati nella cartella, non essendo al momento della notifica, ancora decorsi i termini di pagamento previsti nel piano concordatario omologato. Va annullata la cartella di pagamento che l’Agenzia della Riscossione ha emesso per l’intero debito erariale in seguito all’omologa del concordato preventivo, (CTP Milano n. 3978/2020).

In senso contrario alla tesi sopra esposta, la Cassazione ha affermato che se è vero che ai sensi dell’art. 168 Legge Fallimentare dalla data della pubblicazione del ricorso nel registro delle imprese e fino al momento in cui il decreto di omologazione del concordato preventivo diventa definitivo i creditori non possono, sotto pena di nullità, iniziare o proseguire azioni esecutive, nessuna norma impedisce all’ufficio, dopo l’apertura della procedura concorsuale, il compimento delle operazioni di accertamento di un debito tributario concorsuale (non oggetto di preventivo accertamento) ai fini della partecipazione del suddetto credito alla ripartizione prevista dalla proposta concordataria. Pertanto l’ente impositore, in pendenza della procedura di concordato preventivo, può esercitare i propri poteri accertativi nei confronti del contribuente (Cass. n. 4564/2020).

È legittima la cartella di pagamento anche se notificata alla società ammessa a concordato preventivo. L’atto dell’Amministrazione finanziaria è assimilabile all’atto di precetto, non ricade nel divieto di azione esecutiva previsto dall’articolo 168 Legge Fallimentare laddove la procedura espropriativa vera e propria comincia soltanto con l’atto di pignoramento.

Nessuna norma, infatti, impedisce all’amministrazione finanziaria di compiere le operazioni necessarie ad accertare il debito che la società in concordato ha verso l’erario (Cass. n. 23806/2020)

L’inizio dell’azione esecutiva, vietata dall’art. 168 l.f., deve ricondursi, non alla emissione ed alla notifica della cartella di pagamento, rappresentando quest’ultima un atto assimilabile al precetto ma soltanto all’inizio della vera e propria procedura esecutiva.

Pertanto, proprio la peculiare natura della cartella di pagamento, che è assimilabile ad un precetto, non impedisce l’emissione e la notifica della stessa anche dopo la “presentazione” della domanda di concordato preventivo, non costituendo l’inizio della procedura esecutiva, il cui incipit è rappresentato dal pignoramento, e non rientrando, quindi nel perimetro di cui all’art. 168 Legge Fallimentare (Cass. n. 22211/2019).

Fonte Seac spa