La responsabilità del rappresentante doganale indiretto per l’IVA all’importazione

I Giudici comunitari recentemente hanno esaminato una (particolare) disposizione della legislazione italiana relativa alla responsabilità (solidale) del rappresentante doganale indiretto per l’IVA derivante da dichiarazioni doganali inattendibili.
Secondo i Giudici comunitari il rappresentante doganale indiretto non è solidalmente responsabile con l’importatore per il pagamento dell’IVA all’importazione, salvo che la normativa nazionale non designi / riconosca esplicitamente ed inequivocabilmente tale soggetto come debitore dell’IVA.
Spetta ora al Giudice nazionale stabilire se il rappresentante doganale indiretto sia o meno responsabile per la “dichiarazione d’intento falsa”, eventualmente modificando il proprio orientamento e adeguandosi a quanto sancito dai Giudici comunitari.

In caso di indebito utilizzo del plafond, il rappresentante doganale indiretto non è responsabile in solido con l’importatore per il pagamento dell’IVA all’importazione a meno che non vi siano disposizioni nazionali che lo designino o lo riconoscano espressamente e inequivocabilmente come debitore dell’imposta.

Questi i principi sanciti dalla Corte di Giustizia UE nella sentenza 12.5.2022 relativa alla causa C-714/20 avente ad oggetto la legislazione italiana.

Secondo i Giudici comunitari, l’art. 77, par. 3 del Codice Doganale UE, che considera debitore dell’obbligazione doganale tanto il rappresentante doganale indiretto quanto l’importatore, riguarda unicamente i dazi doganali e tra questi non è ricompresa l’IVA all’importazione.

Mentre, in base all’art. 201, Direttiva n. 2006/112/CE, sussiste l’eventuale responsabilità del pagamento dell’IVA all’importazione a carico del rappresentante doganale indiretto ove la stessa sia stabilita, in modo esplicito e inequivocabile, da disposizioni nazionali che siano sufficientemente chiare e precise.

IL FATTO OGGETTO DELLA CAUSA C-714/20

Con due avvisi di accertamento l’Agenzia delle Dogane notificava ad una società, con sede in Milano, la rettifica delle dichiarazioni di importazione e riteneva che la stessa, in qualità di rappresentante doganale indiretto di società importatrici con sede in Roma, fosse responsabile in solido del pagamento dell’IVA all’importazione con dette società.

Le dichiarazioni di intento allegate alle dichiarazioni di importazione non erano infatti attendibili, in quanto fondate sull’erronea affermazione secondo cui dette società rappresentate fossero esportatori abituali.

La società presentava ricorso alla CTP di Venezia, sostenendo che, nell’ordinamento giuridico italiano, nessuna disposizione prevede la responsabilità del rappresentante doganale indiretto in solido con la società importatrice.

La Commissione Provinciale di Venezia rilevava che, secondo un orientamento della Corte di Cassazione, l’IVA all’importazione non rientra né tra i dazi né tra i diritti di confine, ma condivide con i dazi doganali il momento impositivo. Considerato che il rappresentante doganale indiretto presenta la dichiarazione di intento all’Autorità doganale facendola propria, quest’ultimo sarebbe obbligato in solido al pagamento dell’IVA.

Secondo un altro orientamento giurisprudenziale, però, in mancanza di una norma esplicita di diritto nazionale che individui le persone designate al pagamento dell’IVA all’importazione, non è possibile applicare estensivamente le norme del diritto comunitario sulle obbligazioni doganali che disciplinano la responsabilità solidale dell’importatore e del suo rappresentante doganale indiretto.

La CTP di Venezia ha così deciso di sospendere il procedimento e di sottoporre alla Corte di Giustizia UE le seguenti questioni pregiudiziali:

1) “Dica la [Corte] se l’articolo 201 della direttiva [IVA] nel disporre che « all’importazione l’IVA è dovuta dalla o dalle persone designate o riconosciute come debitrici dallo Stato membro d’importazione » debba interpretarsi nel senso che a quest’ultimo si imponga la emissione di una norma statuale in materia di IVA all’importazione (tributo di diritto interno: [sentenza del 17 luglio 2014, Equoland, C-272/13, EU:C:2014:2091]) che individui espressamente i soggetti obbligati al relativo versamento”.

2) “Dica la [Corte] se l’articolo 77, paragrafo 3, del [codice doganale] dettato per le obbligazioni doganali all’importazione secondo cui « in caso di rappresentanza indiretta è debitrice anche la persona per conto della quale è fatta la dichiarazione in dogana » debba interpretarsi nel senso che il rappresentante indiretto sia responsabile non solo dei dazi doganali, bensì pure dell’IVA all’importazione per il fatto solo di essere soggetto « dichiarante alla dogana » in nome proprio .

LA SENTENZA 12.5.2022 C-714/20

I Giudici comunitari hanno innanzitutto rammentato che, ai sensi dell’art. 77, par. 3 del Codice Doganale UE, il debitore è il dichiarante e, in caso di rappresentanza indiretta, è debitrice anche il soggetto per conto del quale è fatta la dichiarazione in Dogana. Dalla formulazione di tale disposizione risulta che tanto il rappresentante doganale indiretto (che agisce in nome proprio ma per conto della società rappresentata), quanto l’importatore per conto del quale lo stesso presenta tale dichiarazione hanno la qualità di debitori. La Corte di Giustizia UE precisa tuttavia che tale norma riguarda unicamente l’obbligazione doganale da intendersi come “l’obbligo di una persona di corrispondere l’importo del dazio all’importazione o all’esportazione applicabile a una determinata merce in virtù della normativa doganale in vigore“.

Poiché l‘IVA all’importazione non fa parte dei “dazi all’importazione”, per il pagamento della stessa, la responsabilità solidale del rappresentante doganale indiretto non può essere affermata soltanto in forza del citato art. 77, par. 3.

I Giudici comunitari precisano tuttavia che in base all’art. 201, Direttiva n. 2006/112/CE, l’IVA all’importazione è dovuta “dalla o dalle persone designate o riconosciute come debitrici dallo Stato membro d’importazione“. Incombe, quindi, sul singolo Stato membro designare o riconoscere il soggetto / soggetti debitori dell’IVA all’importazione mediante disposizioni nazionali sufficientemente chiare e precise, nel rispetto del principio della certezza del diritto.

Di conseguenza, un’eventuale responsabilità del pagamento dell’IVA all’importazione a carico del rappresentante doganale indiretto deve essere stabilita, in modo esplicito e inequivocabile, da disposizioni nazionali sufficientemente chiare e precise.

Spetta al Giudice del rinvio stabilire se le disposizioni del diritto italiano designino o riconoscano esplicitamente e inequivocabilmente il rappresentante doganale indiretto come debitore dell’IVA all’importazione.

LA DISCIPLINA NAZIONALE

In Italia, l’art. 8, Legge n. 213/2000, che individua i compiti degli spedizionieri doganali, interpretando l’art 2, DL n. 746/83, stabilisce espressamente che dell’omesso pagamento dell’IVA a fronte di una dichiarazione di intento presentata in Dogana rispondono soltanto l’acquirente / committente e l’importatore che ha sottoscritto la dichiarazione di intento, e non anche lo spedizioniere doganale che l’ha presentata.

La Corte di Cassazione, tuttavia, nella sentenza 4.12.2019, n. 31611 ha sancito che la responsabilità solidale del rappresentante indiretto che presenta la dichiarazione in Dogana opera anche per il pagamento dell’IVA all’importazione, derivante dall’indebita utilizzazione del plafond.

Giudici nazionali, ora, dovranno adeguarsi alla sentenza della Corte di Giustizia UE e valutare, “alla luce di tutte le disposizioni del diritto italiano, se tali disposizioni e, in particolare, gli articoli 34 e 38 del decreto n. 43/1973, l’articolo 3, secondo comma, del decreto legislativo dell’8 novembre 1990, n. 374, … nonché gli articoli 1 e 70, primo comma, del decreto n. 633/1972, … o l’articolo 2, primo comma, del decreto-legge n. 746/1983, … designino o riconoscano esplicitamente e inequivocabilmente il rappresentante doganale indiretto come debitore dell’IVA all’importazione oltre che quale debitore … dei dazi doganali in solido con l’importatore che gli ha conferito un mandato e che esso rappresenta, conformemente all’articolo 77, paragrafo 3, e all’articolo 84 del codice doganale“.

La decisione della Corte di Giustizia UE, dunque, non appare risolutiva ed occorrerà attendere il giudizio finale della Corte di Cassazione per conoscere se il rappresentante doganale indiretto è responsabile o meno per la “dichiarazione di intento falsa”. Si rammenta, peraltro, che la Corte si era già espressa in precedenza su analoga questione con la citata sentenza n. 31611 che richiama le precedenti sentenze 18.4.2018, n. 9455; 18.1.2018, n. 1142; 19.9.2014, n. 19749; 27.3.2013, n. 7720; 3.2.2012, n. 1574; 2.3.2012, n. 3285 e 29.12.2011 n. 29585, tutte emanate successivamente all’interpretazione fornita dall’art. 8, Legge n. 213/2000 in merito allo spedizioniere doganale.

Documenti correlati

Normativa: Decreto del Presidente della Repubblica 26/10/1972 n.633 art.70

Fonte Seac spa