La fatturazione elettronica dal 1° luglio 2022

Il mese di luglio 2022 vedrà importanti novità in termini di fatturazione elettronica e adempimenti connessi. Viene infatti ampliata la platea dei soggetti che saranno obbligati ad emettere fatture elettroniche, includendo nell’obbligo i soggetti che adottano il regime agevolato, i forfettari e le associazioni sportive dilettantistiche e soggetti assimilati, che hanno conseguito ricavi o compensi, superiori a 25.000 euro nell’anno precedente. Dal punto di vista oggettivo viene inoltre esteso l’obbligo di fatturazione elettronica (di comunicazione dei dati in formato digitale) anche per le operazioni con l’estero, sia attive che passive, che fino al 1° luglio 20220 erano rimaste facoltative, a patto di trasmettere la comunicazione sulle operazioni transfrontaliere (c.d. esterometro).
Nel corso del presente articolo affronteremo nel dettaglio quali soggetti e quali operazioni verranno influenzate dall’obbligo di fatturazione elettronica e quali sono i modelli organizzativi che gli studi professionali possono adottare per meglio affrontare i nuovi adempimenti.

di Diego Barberi – Dottore Commercialista

Operazioni con l’estero

Legge di Bilancio 2021 n. 178 del 30 dicembre 2020 ha modificato l’art 1 comma 3-bis del Decreto Legislativo n. 127/2015, che trattava dell’adempimento dell’esterometro, aggiungendo la seguente parte:

“Con riferimento alle operazioni effettuate a partire dal 1° gennaio 2022, i dati di cui al primo periodo sono trasmessi telematicamente utilizzando il Sistema di interscambio secondo il formato di cui al comma 2. Con riferimento alle medesime operazioni:
a) la trasmissione telematica dei dati relativi alle operazioni svolte nei confronti di soggetti non stabiliti nel territorio dello Stato è effettuata entro i termini di emissione delle fatture o dei documenti che ne certificano i corrispettivi;
b) la trasmissione telematica dei dati relativi alle operazioni ricevute da soggetti non stabiliti nel territorio dello Stato è effettuata entro il quindicesimo giorno del mese successivo a quello di ricevimento del documento comprovante l’operazione o di effettuazione dell’operazione”.

La data di entrata in vigore degli effetti del nuovo testo (1° gennaio 2022) è stata poi posticipata al 1° luglio 2022 con il D.L. n. 146/20211.

La modifica normativa, come esposto nella relazione illustrativa al disegno di Legge di Bilancio 2021, viene giustificata come finalizzata a semplificare gli adempimenti a carico dei soggetti passivi IVA, prevedendo che possa essere usato un unico canale di trasmissione, il Sistema di interscambio, sia per trasmettere le fatture elettroniche, sia per inviare all’Agenzia i dati delle operazioni con l’estero, eliminando così l’obbligo di trasmissione di un’apposita comunicazione solo per le operazioni transfrontaliere.

Recentemente il D.L. n. 73 del 21 giugno 2022 (D.L. Semplificazioni) è intervenuto a modificare ulteriormente il citato art. 1 comma 3-bis D.Lgs. n. 127/2015, inserendo il limite di euro 5.000 per singola operazione, relativa ad acquisti di beni e servizi non rilevanti territorialmente ai fini IVA in Italia ai sensi degli articoli da 7 a 7-octies DPR n. 633/72. Per tali operazioni, sotto la soglia dei 5.000 euro, non c’è obbligo di effettuare la trasmissione elettronica.

Dal 1° luglio 2022, dunque, per tutte le operazioni effettuate con soggetti non stabiliti nel territorio dello Stato, con le eccezioni previste dal nuovo intervento normativo del D.L. Semplificazioni, i dati andranno trasmessi obbligatoriamente utilizzando il Sistema di Interscambio e secondo il formato XML della fattura elettronica. In pratica, quello che veniva effettuato per mezzo dell’esterometro, che altro non era che la conversione in linguaggio XML dei dati delle fatture emesse e ricevute da e verso soggetti non residenti, ora viene fatto per ogni singola operazione. Di conseguenza, la trasmissione dell’esterometro in scadenza il 22 agosto 20222, per le operazioni relative ai mesi di aprile, maggio e giugno 2022, sarà l’ultima per questo specifico adempimento che le imprese saranno chiamate a effettuare.

Nel corso del tempo il tracciato XML delle fatture elettroniche ha subito le opportune modifiche tecniche per ampliare la casistica di operazioni rappresentabili e di conseguenza facilitare il collocamento delle operazioni nei campi della dichiarazione IVA in modo automatico.

Il Provvedimento dell’Agenzia delle Entrate n. 99922/2020 del 28 febbraio 2020 ha pubblicato la versione 1.6 del tracciato, in vigore dal 4 maggio 2020, che tra le numerose novità ha introdotto e codificato nuove tipologie di documento, tra cui il TD16, TD17, TD18, TD19 che vanno a valorizzare il campo <2.1.1.1> del tracciato XML. Questi codici documento servono per poter effettuare l’integrazione delle fatture di reverse charge interno (TD16) e varie diverse tipologie di reverse charge estero (TD17, TD18, TD19).

Più recentemente con il Provvedimento n. 293384 del 28 ottobre 2021 l’Agenzia delle Entrate, oltre ad andare a modificare il Provvedimento n. 89757 del 30 aprile 2018, per abolire la trasmissione dell’esterometro e comunicare i dati delle operazioni transfrontaliere per ogni singolo documento con le nuove tempistiche, ha pubblicato la versione 1.7 delle specifiche tecniche, in vigore dal 1° luglio 2022. Tra le novità della versione 1.7 è opportuno segnalare l’introduzione del codice errore 00475. Tale errore si verifica quando nella fattura elettronica non viene indicata la partita iva del cessionario/committente e la tipologia di documento è valorizzata con TD16, TD17, TD18, TD19, TD20, TD22, TD23. Prima dell’introduzione di questa modifica il campo Partita IVA era alternativo al campo Codice Fiscale. La mancata compilazione del campo Partita IVA dal 1° luglio 2022, nelle fatture con operazioni con l’estero, comporterà lo scarto del documento.

La compilazione dei documenti

Andando a leggere il nuovo comma 3-bis dell’art. 1 D.Lgs. n. 127/2015 si nota come siano stati previsti due distinti adempimenti per quanto riguarda le operazioni attive e quelle passive nei confronti di soggetti non stabiliti nel territorio dello Stato.

Per quanto riguarda le operazioni attive, molte imprese avevano già iniziato a trasmettere le fatture verso l’estero allo SdI, da una parte per evitare di dover fare la comunicazione dell’esterometro anche per il ciclo passivo, ma anche per una omogeneità nelle procedure amministrative interne, e quindi evitare di dover utilizzare sistemi diversi per emettere fatture a seconda che siano indirizzate a soggetti stabiliti in Italia o all’estero.

Il tipo documento da utilizzare per la compilazione di fatture attive è il TD01 in caso di fattura immediata o TD24 in caso di fattura differita. Il campo da valorizzare è il 2.1.1.1 “TipoDocumento”. Il codice destinatario, campo 1.1.4, da utilizzare per le operazioni transfrontaliere è sempre XXXXXXX.

Nella parte dei dati anagrafici del Cessionario/committente, l’Agenzia delle Entrate tramite FAQ sul proprio sito ha spiegato il modo corretto di compilazione delle fatture verso soggetti esteri (comunitari o extracomunitari) come segue:

Nella sezione 1.4.1.1 “IdFiscaleIVA” del blocco 1.4 “Cessionario/Committente”, rispettivamente:

  • nel campo 1.4.1.1.1 “IdPaese” il codice Paese estero (diverso da IT e espresso secondo lo standard ISO 3166-1 alpha-2 code );
  • nel campo 1.4.1.1.2 “IdCodice” un valore alfanumerico identificativo della controparte (fino ad un massimo di 28 caratteri alfanumerici su cui il SdI non effettua controlli di validità); se il cliente è un soggetto consumatore finale estero, compilare anche in questo caso solo il campo 1.4.1.1.2 “IdCodice” lasciando vuoto il campo 1.4.1.2 “CodiceFiscale”

Infine, per indicare in fattura l’indirizzo estero del cliente bisognerà sarà necessario selezionare la nazione di appartenenza (e così non sarà necessario compilare la Provincia) e il campo CAP andrà compilato con il valore generico 00000.

Per quanto riguarda la tempistica della trasmissione delle fatture verso i soggetti esteri, deve essere “effettuata entro i termini di emissione delle fatture o dei documenti che ne certificano i corrispettivi”.

La regola base impone che le fatture debbano essere trasmesse allo SDI entro i 12 giorni dalla data di effettuazione dell’operazione.

In caso di cessioni intracomunitarie di beni (art. 41 D.L. n. 331/93) la fattura va emessa entro il giorno 15 del mese successivo a quello di effettuazione dell’operazione (Art. 21 DPR n. 633/72). L’operazione si considera effettuata al momento dell’inizio del trasporto dei beni. In caso di emissione della fattura prima del trasporto, l’operazione si considera effettuata alla data della fattura. Il codice Natura operazione da utilizzare in questo caso è N3.2.

Per le prestazioni di servizi rese a soggetti passivi non residenti in Italia, non soggette all’imposta ai sensi dell’art. 7-ter DPR n. 633/72, la fattura va emessa entro il giorno 15 del mese successivo a quello di effettuazione dell’operazione. Codice natura operazione N2.1.

Per tutte le operazioni per le quali è stata emessa una bolletta doganale, quindi le esportazioni disciplinate dall’art. 8 comma 1 DPR n. 633/72, la trasmissione della fattura elettronica allo SDI rimane facoltativa.

Nonostante l ‘intervenuto obbligo di trasmettere le fatture attive tramite SDI al cliente estero dovrà essere comunque consegnata una copia della fattura in modalità analogica, o PDF via email o altri canali , in quanto il Sistema di Interscambio non è in grado di recapitare il file XML a soggetti esteri.

Con riferimento alle operazioni passive, nel momento in cui si riceve una fattura da un soggetto estero, è necessario provvedere all’integrazione/autofattura. Per farlo è necessario utilizzare i seguenti codici di tipo documento nel campo 2.1.1.1:

  • TD17 integrazione/autofattura per acquisto di servizi all’estero;
  • TD18 integrazione per acquisto di beni intracomunitari;
  • TD19 integrazione/autofattura per acquisto di beni da San Marino, Città del Vaticano o comunque da soggetti non residenti con beni già presenti sul territorio nazionale, ex art. 17 comma 2 DPR n. 633/72.
  • TD20 autofattura per regolarizzazione e integrazione delle fatture non ricevute da soggetto intracomunitario o ricevute di importo inferiore al dovuto ex art 46, comma 5, D.L. n. 331/93

I dati anagrafici del cedente/prestatore e del cessionario committente rimangono uguali a quelli della fattura originale ricevuta, in particolare il cedente/prestatore sarà il fornitore estero e il cessionario/committente il soggetto che effettua l’integrazione o l’autofattura. I dati anagrafici del cedente/cessionario dovranno essere opportunamente “aggiustati” per essere conformi ai controlli dello SDI, in particolare il CAP dovrà contenere il valore “00000“, e la provincia il valore “EE”. Nell’immagine che segue si propone l’esempio della compilazione dei dati anagrafici del cedente/prestatore. Viene preso come esempio Microsoft in quanto è uno dei fornitori abbastanza comuni di imprese e studi professionali, ed è identificato in Irlanda.

Nella parte relativa all’indirizzo viene indicato “00000” come CAP, EE come provincia e il nome della nazione nel campo Comune. Con questa configurazione lo SDI ha processato correttamente il file della fattura.

Altro aspetto da considerare è il seguente: la fattura elettronica non è trasmessa allo SDI dal Cedente/prestatore, ma dal cessionario/committente, vanno quindi compilati anche i campi 1.5 e 1.6 del tracciato XML della fattura, in particolare “Terzo intermediario o soggetto emittente“, andando a ripetere i dati del soggetto che provvede ad effettuare l’integrazione e “Soggetto Emittente“, che va valorizzato con il valore “CC”, indicando, appunto, che la fattura viene trasmessa allo SDI non dal cedente/prestatore ma dal cessionario/committente.

Infine, per andare a creare una correlazione con il documento originale ricevuto dal fornitore, è opportuno andare a valorizzare anche il campo 2.1.6. del tracciato XML, chiamato “Dati Fatture Collegate“. Questo specifico campo si trova nella stessa sezione dove si riportano i dati degli ordini di acquisto collegati al documento o i dati del contratto. Nell’immagine che segue viene illustrato come nei dati generali del documento venga indicato il tipo (TD17) trattandosi di servizi ricevuti da soggetti non residenti, la data dell’autofattura e il numero progressivo del documento. Mentre nella parte dei dati della fattura collegata il numero e la data della fattura originale ricevuta dal fornitore. Nel caso di integrazione di reverse charge interno, nel campo Identificativo “fattura collegata” è forse più opportuno andare ad indicare l’identificativo attribuito dallo SDI al documento, per identificare in modo assolutamente preciso il documento. In questo caso, trattandosi di fattura ricevuta da soggetto non residente non esiste altro identificativo se non il numero del documento originale.

Con riferimento alle tempistiche per la trasmissione al Sistema di Interscambio delle fatture integrate o autofatture relative al ciclo passivo, la norma specifica che devono essere effettuate entro il quindicesimo giorno del mese successivo a quello di ricevimento del documento comprovante l’operazione (operazioni intracomunitarie) o di effettuazione dell’operazione (operazioni extra UE).

Nella relazione illustrativa al disegno di Legge di Bilancio 2021 viene spiegato che l’individuazione di tali termini consente di allineare le tempistiche di trasmissione dei dati delle operazioni con l’estero alle annotazioni da effettuare per le medesime operazioni sui documenti contabili e fiscali e, inoltre, consente all’Agenzia delle Entrate di elaborare in modo più completo le bozze dei documenti di cui all’articolo 4 del Decreto Legislativo 5 agosto 2015, n. 127.

Come per il ciclo attivo, anche nel ciclo passivo, per tutte le operazioni per le quali è stata emessa una bolletta doganale (importazioni), la trasmissione dei dati tramite SDI rimane facoltativa.

La gestione dei nuovi adempimenti

Alla luce di quanto descritto, è opportuno fare alcune considerazioni in merito alle modalità operative con cui si può affrontare questo nuovo tipo di adempimento. Ci sono infatti differenti scenari da considerare, sia per le imprese che per gli studi professionali. Le maggiori criticità sono relative alla gestione del ciclo passivo, in quanto il ciclo attivo già per la maggior parte delle imprese è stato fin da subito gestito come fattura elettronica, anche nei confronti dei soggetti non residenti. Tuttavia, tutte le imprese hanno ormai un sistema di fatturazione elettronica a disposizione, e si tratterebbe solo di emettere le fatture in formato XML e trasmetterle allo SDI anche per le cessioni all’estero, esattamente come si fa per le cessioni nazionali. Per quanto riguarda il ciclo passivo, invece, ci sono alcuni aspetti da considerare.

Nel caso di imprese che tengono la propria contabilità internamente e che delegano uno studio per effettuare gli adempimenti e trasmissioni telematiche, questo nuovo sistema di trasmissione per ogni singolo documento richiede necessariamente un adeguamento delle procedure interne. Non sarà più possibile trasmettere periodicamente il file telematico da inviare allo studio professionale, come accadeva con l’esterometro. Dovrà essere l’impresa stessa che dovrà aggiornare il proprio sistema informatico per essere in grado di trasmettere in autonomia i file delle autofatture e documenti integrati allo SDI. L’alternativa sarebbe quella che l’impresa, dopo che ha ricevuto il documento ed effettuato la contabilizzazione, trasmetta allo studio professionale copia del documento. Lo studio genera il file xml e lo trasmette allo SDI nelle tempistiche previste. A mio modo di vedere questa seconda soluzione è quella che genera più inefficienze ed è anche a maggior rischio di errore (aggiungendo passaggi al processo si può verificare il caso che dei documenti vengano persi, dimenticati, saltati ecc).

Nel caso di imprese che si affidano allo studio professionale per la tenuta della contabilità, l’adempimento rimane di competenza dello studio, in quanto è il soggetto che si occupa materialmente della contabilizzazione dei documenti e lo stesso provvedeva anche in precedenza all’integrazione dei documenti in reverse charge e all’emissione delle autofatture. In questo caso è opportuno che lo studio utilizzi sistemi informatici che consentano in automatico, in fase di registrazione del documento, di andare a generare in modo automatico il file XML e che provvedano, per conto del cliente, alla trasmissione allo SDI (oppure trasmettere al cliente entro ogni fine mese tutti i fine xml generati in questo modo per potergli consentire di effettuare la trasmissione in autonomia tramite il proprio applicativo, ma non è probabilmente la scelta più efficiente).

Considerato che, a differenza delle fatture ricevute tramite SDI, non c’è modo per lo studio di acquisire in automatico i documenti dei fornitori non residenti, deve essere sempre l’impresa che trasmette allo studio i documenti ricevuti. Per evitare omissioni è possibile fare un elenco di tutti i fornitori non residenti che emettono fatture ricorrenti (servizi in cloud, hosting, software, ecc). In questo modo è possibile verificare mese per mese se sono stati ricevuti tutti i documenti previsti.

Sempre più imprese inoltre effettuano i propri acquisti da portali e-commerce, soprattutto per piccole forniture, perché ci sono prezzi vantaggiosi, ampia scelta di prodotti e velocitò di spedizione. Tuttavia, vista la recente evoluzione normativa, è consigliabile limitare in più possibile l’acquisto da siti di e-commerce dove la fattura arriva da soggetti non residenti, soprattutto per le piccole spese, in modo da non andare ad incrementare il numero di fatture da trasmettere. Nel caso di acquisti da portali, assicurarsi sempre che il venditore sia italiano o identificato in Italia, in modo da ricevere già fattura elettronica ed evitare ulteriori adempimenti. Nel più celebre portale di e-commerce al mondo è possibile, ad esempio, in fase di ricerca applicare un filtro dove visualizza solamente gli articoli per i quali è disponibile la fattura elettronica in automatico.

Estensione dell’obbligo di fatturazione elettronica

Con il D.L. n. 36/20223 è stata modificata l’esclusione, inizialmente prevista dal D.Lgs. n. 127/2015, dell’obbligo di fatturazione elettronica per alcune tipologie di contribuenti. In particolare, dal 1° luglio 2022, saranno obbligati ad emettere fattura elettronica in formato xml e tramite Sistema di Interscambio anche i seguenti soggetti:

  • Soggetti che applicano il regime forfettario;
  • Soggetti che rientrano nel regime di vantaggio (c.d. contribuenti minimi);
  • Associazioni sportive dilettantistiche e soggetti passivi che hanno esercitato l’opzione di cui all’art. 1 e 2 della Legge n. 398/1991 e che nel periodo di imposta precedente abbiano conseguito proventi per attività commerciali non superiori a 65.000 euro4.

L’obbligo di fatturazione elettronica per i soggetti sopra citati parte dal 1° luglio 2022 nel caso abbiano conseguito ricavi o compensi nell’esercizio precedente superiori a 25.000 euro. Il conteggio deve essere ragguagliato ad anno. Per coloro che non hanno superato la soglia dei 25.000 euro di ricavi o compensi, e anche nel corso del 2022 rimarranno sotto tale importo, l’obbligo di fatturazione elettronica partirà dal 1° gennaio 2024.

Tale scaglionamento, a mio personale avviso, rappresenta una forse eccessiva complicazione nell’adozione della fatturazione elettronica per tutti i soggetti, considerando anche che ormai è stata appurata la semplicità con cui è possibile emettere una fattura elettronica, anche per i soggetti meno strutturati. Probabilmente prevedere l’obbligo indifferenziato per tutti dal 1° gennaio 2023 sarebbe stato più comodo in quanto avrebbe permesso a tutti un adeguato lasso di tempo per organizzarsi e non avrebbe costretto i soggetti che dal 1° luglio 2022 saranno obbligati alla fatturazione elettronica a ritrovarsi con metà dei documenti emessi in formato analogico e l’altra metà in formato elettronico, con annessi obblighi di conservazione. Probabilmente, nell’ottica del piano PNRR era necessario fare interventi già nell’anno in corso e si è resa necessaria questa scelta.

Anche per questi nuovi soggetti, che sono interessati dall’obbligo di emissione della fattura elettronica spetta l’ulteriore adempimento collegato alla fatturazione elettronica per le operazioni intrattenute con soggetti non residenti all’interno del territorio dello Stato. Anche loro dovranno emettere fattura elettronica per le cessioni di beni e prestazioni di servizi verso l’estero ed emettere autofattura e integrazione dei documenti ricevuti dall’estero tramite trasmissione del documento allo SDI.

Infine, si ricorda, che per i soggetti per i quali diventa obbligatoria l’emissione di fattura elettronica dal 1° luglio 2022, solo per il terzo trimestre 2022, non sono previste le sanzioni per tardiva trasmissione, documentazione o registrazione delle operazioni attive, purché la fattura elettronica sia trasmessa al Sistema di Interscambio entro il mese successivo a quello di effettuazione dell’operazione. Quindi a seguito di una prestazione di servizio, il cui pagamento è stato ricevuto in data 10 luglio 2022, il contribuente ha 12 giorni di tempo normalmente per emettere la fattura e trasmetterla allo SDI, quindi entro il 22 luglio 2022. Con la moratoria delle sanzioni prevista per il terzo trimestre 2022, il contribuente potrà trasmettere la fattura entro il 31 agosto 2022 senza ricorrere in sanzioni5.

Allo stesso modo le fatture relative alle operazioni effettuate ad agosto potranno essere trasmesse senza incorrere in sanzioni entro il 30 settembre 2022, e quelle relative al mese di settembre entro il 31 ottobre 2022.

Dal punto di vista pratico, i soggetti destinatari dell’obbligo di fatturazione elettronica, possono valutare a seconda del numero di fatture che dovranno emettere e in base a quando sono strutturati, il modo migliore per poter gestire l’adempimento. Il metodo più immediato e meno costoso potrebbe essere quello di utilizzare il servizio messo a disposizione dall’Agenzia delle Entrate, attraverso il potale “Fatture e Corrispettivi” con il quale il contribuente può accedere tramite SPID, Carta di Identità Elettronica o credenziali Fisconline se ne è già in possesso. Tuttavia, questo sistema obbliga ad una gestione puramente manuale dell’emissione della fattura. Lo studio che segue il cliente dovrebbe in questi casi cercare di offrire la propria soluzione in modo da dare al cliente uno strumento facile da utilizzare, e senza magari aggravarlo di costi aggiuntivi, e allo stesso tempo semplificare il processo di contabilizzazione dei dati ed eventualmente integrazione di fatture ricevute dall’estero, trovandosi ad utilizzare una piattaforma in comune che “parla” nativamente con i gestionali per la compilazione di modello unico e altri adempimenti connessi. In questo modo si risolve un problema al cliente, che si trova nella necessità di dover emettere fatture elettroniche, e dall’altra parte si ottimizzano i processi interni di studio.

1 Art. 5, comma 14 ter, D.L. 21 ottobre 2021 n. 146 così come modificato dall’allegato alla Legge di conversione n. 215 del 17 dicembre 2021 con decorrenza dal 21 dicembre 2021.
2 La scadenza originale è il 31 luglio 2022, fine mese successivo alla chiusura del trimestre precedente, ma essendo domenica il 31 luglio 2022 si va al 1° agosto. Dal 1° agosto al 20 agosto è in corso la proroga feriale, e il 20 agosto cadendo di sabato l’ultimo giorno possibile per la trasmissione dell’esterometro diventa lunedì 22 agosto 2022.
3 Art. 18 commi 2 e 3 del D.L. n. 36/2022 – “Ulteriori misure urgenti per l’attuazione del Piano nazionale di ripresa e resilienza” ha modificato l’art. 1 comma 3 del D.Lgs. n. 127/2015.
4 Nel caso di superamento della soglia dei 65.000 euro, tali soggetti assicuravano che la fattura elettronica venisse trasmessa per loro conto dal cessionario o committente.
5 Le sanzioni applicabili sono quelle previste dall’art 6 comma 2 D.Lgs. n. 471/1997, inerenti alla documentazione e registrazione di operazioni non imponibili, esenti, non soggette ad Iva o in reverse charge, e sono punite con sanzione amministrativa compresa tra il cinque e dieci percento dei corrispettivi non documentati o registrati. Tuttavia quando la violazione non rileva ai fini della determinazione del reddito si applica la sanzione amministrativa da 250 a 2000 euro. In ogni caso è comunque applicabile l’istituto del ravvedimento operoso.

Fonte Seac spa